Aborto e giustizia riproduttiva

Rituali e protocolli aiutano a elaborare il lutto 

L’esperienza del lutto perinatale può avere pesanti ripercussioni sulla salute fisica e mentale delle persone coinvolte, soprattutto se non sono assistite in maniera empatica e professionale. Negli Stati Uniti – nel clima di criminalizzazione dell’aborto seguito al ribaltamento della storica sentenza Roe vs Wade – la situazione si è recentemente aggravata. Negli ultimi mesi, infatti, la corte suprema del Texas ha impedito a Kate Cox di ricorrere all’aborto terapeutico di un feto gravemente malformato, nonostante la gravidanza rappresentasse un rischio per la vita della madre. La donna è stata costretta a recarsi in un altro stato per abortire (Basile, 2023). Brittany Watts ha invece attirato l’attenzione di tutta la nazione sulla sua drammatica vicenda, quando – dopo aver abortito spontaneamente un feto senza vita nella sua abitazione – è stata inizialmente accusata di abuso di cadavere (Tumin, 2024). Questi sono solo due dei numerosi esempi contemporanei che testimoniano in che modo la giustizia riproduttiva sia messa a dura prova.  

Il tema del lutto perinatale è sempre più affrontato anche nel cinema e in letteratura, dove negli ultimi anni si è assistito a un incremento di testi sull’argomento. Due film recenti, che consiglio caldamente di guardare, raccontano la tematica in maniera particolarmente realistica ed efficace: Return to Zero (Hanish, 2014) e Pieces of a Woman (Mundruczó, 2020). Attraverso i loro film, i registi contribuiscono a sollevare il velo di silenzio che ancora aleggia attorno a questo argomento, sensibilizzando gli spettatori e le spettatrici su una vicenda diffusa e potenzialmente traumatica. La condivisione del proprio vissuto diventa una forma di terapia volta ad attraversare e superare le proprie esperienze personali di lutto. I loro racconti costituiscono delle testimonianze importanti per modificare la narrativa, normalizzare l’evento e migliorare le cure e i protocolli ospedalieri esistenti. Oltre al film, gli autori di Return to Zero hanno fondato un’organizzazione nazionale senza scopo di lucro che fornisce supporto olistico e risorse a tutte le persone che hanno subito una perdita di questo tipo (https://rtzhope.org).   

Entrambe le opere cinematografiche si ispirano a eventi autobiografici: Return to Zero si basa sulla storia di Kiley Hanish che ha perso il suo bambino quando era incinta di 35 settimane. Nel 2014, Kiley e suo marito Sean decidono di produrre un film per condividere la propria esperienza, rompere lo stigma e il tabù associati al lutto perinatale e sensibilizzare il pubblico. In maniera simile, Pieces of a Woman si ispira alla vicenda personale di Kata Wéber, autrice di una pièce teatrale, successivamente tradotta e adattata per il grande schermo dal marito Kornél Mundruczó. I film si soffermano sul sentimento di solitudine e abbandono provato dai genitori, il senso di colpa e il difficile processo di elaborazione del lutto. La società, invece di mettersi in ascolto e rispondere in maniera empatica, è generalmente incapace di supportare i genitori e le loro esigenze. Gli autori rappresentano in modo articolato la mancanza di tatto e di empatia di fronte a questo tipo di perdita, non ancora pienamente riconosciuta e avvalorata.  

Oltre al suo potenziale curativo, la condivisione di storie personali può servire a legittimare un’esperienza ancora negata dalla società. Attraverso lo storytelling, inoltre, si forniscono informazioni e risorse utili ad altre famiglie. Come ha mostrato Layne, rompere il silenzio costituisce il primo passo necessario per impostare un discorso incentrato sui genitori in caso di lutto perinatale (Layne, 2003). Un’altra mossa essenziale è quella di sviluppare rituali specifici che forniscano modalità programmate affinché amici, parenti e colleghi possano offrire supporto ai genitori e validare il loro vissuto (Layne, 2003). Rituali e sostegno adeguati possono fare la differenza nell’affrontare la perdita ed è per questo importante tenerne conto ogni volta che si interagisce con una famiglia colpita. Mettersi all’ascolto dei genitori, offrire informazioni e alternative, riconoscere la loro esperienza aiuta, infatti, a elaborare meglio il lutto.  

Per quanto riguarda i rituali, è interessante notare che l’Italia dispone di leggi specifiche sulla sepoltura, le quali permettono – su specifica richiesta da parte dei genitori – che tutti i «prodotti del concepimento» possano essere seppelliti in cimitero, indipendentemente dall’età gestazionale (Zerbini, 2018). Simili procedure vengono proposte anche negli ospedali statunitensi, dove i genitori possono optare per la cremazione o per la sepoltura anche quando l’età gestazionale è inferiore alle venti settimane. Per molte mamme e papà, poter disporre liberamente dei propri bambini, embrioni o feti deceduti, può fare la differenza anche nel caso di aborti spontanei precoci e, di conseguenza, è auspicabile che queste alternative siano rese possibili in ogni contesto ospedaliero e che i genitori vengano sempre coinvolti in queste decisioni. Qualora non fosse fattibile recuperare l’embrione – ad esempio in seguito a una revisione della cavità uterina – sarebbe importante offrire ai genitori la possibilità di partecipare a una cerimonia organizzata all’interno della struttura ospedaliera. Ritualizzare la morte anche nel caso di perdite precoci e sapere che gli embrioni non verranno gettati insieme agli altri rifiuti ospedalieri è motivo di grande conforto per molte famiglie. Pertanto, queste condizioni dovrebbero essere implementate e rese possibili in ogni ospedale, anche alle nostre latitudini.  

Infine, senza voler patologizzare l’esperienza dell’aborto, è fondamentale tenere conto del fatto che questo evento è spesso vissuto in maniera traumatica. Di conseguenza, la possibilità di richiedere un’assistenza psicologica o partecipare a un gruppo di auto-aiuto dovrebbe essere chiaramente segnalata a tutti i genitori, indipendentemente dall’età gestazionale e dal tipo di perdita.  

Bibliografia

M. Basile, «In Texas la Corte Suprema conferma il divieto di aborto per Kate Cox, che rischia di morire. Ma lei ha già lasciato lo Stato», in La Repubblica, 12 dicembre 2023, [20 gennaio 2024]. 

L. Layne, Motherhood Lost. A Feminist Account of Pregnancy Loss in America, Routledge, New York – London, 2003.

R. Tumin, «Ohio Woman Who Miscarried Faces Charge That She Abused Corpse», in The New York Times, January 3, 2024, [20 gennaio 2024]. 

E. Zerbini, Sembrava una promessa, Youcanprint, 2018.

Filmografia

M. Kornél, Pieces of a Woman, Canada, Ungheria, Stati Uniti, BRON Studios, Creative Wealth Media Finance, Little Lamb, 2021.

S. Hanish, Return to Zero, United States, Cannonball Production, 2014.

Sitografia

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