Da una analisi a diverse prospettive

Il rischio e l’errore

Questo contributo inaugura la rubrica bimestrale “Il rischio e l’errore”. I principali contesti di approfondimento della rubrica che saranno trattati risultano correlati alle seguenti tematiche: etica e bioetica in sanità; ricerca in sanità; medicina legale e tutela della persona.

Rischio, errore,
il rischio, l’errore,
il rischio e l’errore,
il rischio di errore,
l’errore come rischio.

Quando facciamo riferimento a parole, locuzioni, nozioni, consegniamo a tali simboli potenza, forma, capacità di produrre effetti.

A loro volta, potenza, forma e capacità di produrre effetti assumono dimensioni non univoche, bensì plasmabili e plasmate in base alla natura del simbolo cui si collegano, così come rispetto alla prospettiva dell’osservatore, alla sua possibilità e capacità di avvertire le cose (i simboli stessi) attraverso i propri sensi, di comprenderli, sperimentarli e fare di questi e attraverso questi un’esperienza vissuta. Ci si riferisce in sostanza alla facoltà e possibilità per ogni persona di acquisire conoscenza e raggiungere una forma di consapevolezza delle cose, dei fenomeni fisici, metafisici e del senso di sé.

I termini rischio/errore possono intendersi autonomi, astratti, disgiunti tra loro (rischio, errore); autonomi e specifici rispetto a una determinata condizione (il rischio, l’errore). Possono inoltre essere rappresentati come unica entità costituita da elementi tra loro congiunti (il rischio e l’errore). Possono reciprocamente rappresentare causa ed effetto l’uno dell’altro (il rischio di errore – l’errore come rischio). Questi concetti manifestano in sé la capacità di essere e di esserci in molte forme e significati. Rappresentano interrogativi e sfide di cui dobbiamo prenderci cura, senza cedere a relegare le parole a soli strumenti di comunicazione, ma considerandole comunicazione in sé. Queste costituiscono necessarie forme di collegamento tra individui all’interno di una comunità.

Se rischio può essere definibile (e/o definito) come probabilità che un evento accada, errore, ad esempio, può essere definibile (e/o definito) come un evento che rappresenta una deviazione da quanto preventivamente atteso, uno scostamento rispetto a ciò che sarebbe dovuto essere, da intendersi come corretto, giusto, proporzionato, equo. Tuttavia, a dispetto di quanto usualmente si è prossimi a pensare e affermare, rischio ed errore non andrebbero intesi e interpretati univocamente nella loro accezione negativa, come il rischio che occorra un evento avverso o l’errore in grado di causare un danno.

Rischio ed errore possono altresì rappresentare elementi dinamici e condizioni che possono consentire il raggiungimento di qualcosa di migliore e valevole.

In tal senso rischio ed errore possono rappresentare opportunità e momenti propositivi di cambiamento. Senza il superamento di un rischio la crescita rallenta. A partire da un errore è possibile adottare strategie di gestione e risoluzione dello stesso, migliorando specifiche condizioni, specifici ambiti, specifici atti. In ultima analisi possiamo quindi considerare tali concetti nella loro essenza (senza auspicarne semplicisticamente la loro assenza) come elementi neutri. Non negativi, né positivi in senso assoluto e precostituito. Ciò chiarito, nel tentativo di tracciare una sintesi all’interno della dicotomia negatività-positività, possiamo affermare che rischio ed errore emergono costantemente all’interno di un rapporto in cui possiamo riconoscere, in termini rappresentativi, la presenza di un evento (di rischio, di errore) e uno/più individui chiamati al confronto con tale evento.

Questo rapporto e l’equilibrio che lo caratterizza, possono definire di volta in volta il sistema di valutazione cui riferirsi, che si collega in modo stretto agli esiti attesi o determinati da uno specifico atto che rimane costantemente oggetto della nostra attenzione. Un rischio può quindi divenire monito rispetto a un comportamento, agli effetti dello stesso. Come nel caso di un danno potenziale, di forme di responsabilità per qualcuno, così come in ordine alla possibilità di giungere a nuova conoscenza o beneficio derivante dal compimento di una azione non ancora del tutto sicura, quindi per definizione rischiosa. Un errore, ugualmente, può rappresentare un evento negativo, causativo o meno di danno per alcuno, così come opportunità di conoscenza, consapevolezza, cambiamento.

Il centro del discorso, variamente declinato, è quindi rappresentato dagli strumenti di valutazione e di analisi cui facciamo riferimento.

Si tratta in certo senso di una sistematica che consenta di delineare il tema, l’oggetto di osservazione, valutarne natura, caratteristiche, correlazione con la realtà nella quale si inserisce. A partire da ciò è quindi possibile individuare profili di prevedibilità e prevenibilità di determinati eventi ed effetti a essi correlati, così da contenerne gli aspetti negativi ed essere in grado di identificare e sostenere quelli invece positivi.

Va evidenziata l’importanza assunta da una costante ricerca di conoscenza e consapevolezza della statica e della dinamica che caratterizzano determinati eventi, in modo che ciascun soggetto, come anche la collettività, nelle fasi di osservazione, analisi, giudizio, azione, possano divenire essi stessi garanti di scelte autonome, libere, coscienti. In relazione al contesto sino a qui delineato l’introduzione della rubrica Il rischio e l’errore intende costituire uno spazio di studio, approfondimento e riflessione che, traendo inizio da possibili definizioni di tali temi, spinga il ragionamento e la prospettiva di indagine verso specifici ambiti e discipline con il fine di condividere ragionamento, quesiti, ipotesi utili a consolidare conoscenze attuali, in altri casi confutarle o, ancora, stabilirne di nuove, sempre rappresentative di un percorso, non semplicemente di una meta, e costantemente oggetto di critica puntuale e trasparente.

Risulterà importante essere in grado di delineare in modo chiaro e concreto quali possono essere i ruoli e le funzioni di singoli elementi considerati, come un evento, una azione, un individuo, una comunità, un comportamento, un fine ricercato. Egualmente sarà centrale discutere in merito a quali possono essere i sistemi e le modalità di analisi di determinati fenomeni, rispetto ai quali l’obiettivo è quello di considerare le cose, gli individui soggetti e non oggetti, in un’ottica del pensiero e del pensare proiettata più al concetto di identificazione che a quello di reificazione.

Il rischio e l’errore divengono in quest’ottica cardini di un più ampio contesto di riflessione, capaci di elicitare il movimento di idee, il ragionamento e forme di analisi di situazioni che interessano ciascuno di noi in differenti momenti e contesti del vivere.

Con particolare riferimento alle tematiche correlate alla persona, alla collettività, alla salute e alle forme del curare e del prendersi cura gli uni degli altri, questa rubrica si prefigge di affrontare e strutturare uno studio e una discussione de Il rischio e l’errore che risultino rispettosi e attenti alle necessità e alle forme di garanzia dei diritti e doveri dell’individuo. L’impegno è rivolto al sostenere e tutelare con sempre maggiore partecipazione la conoscenza e consapevolezza rispetto a questi contesti di discussione e intervento, caratterizzati da alta permeabilità e complessità all’interno della società.

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Una risposta a “Da una analisi a diverse prospettive”

  1. G.

    L’apprendimento avviene per prove ed errori.
    Quando si impara a camminare si cade ed è un rischio cadere perché quando si cade ci si fa male ma poi ci si rialza e si continua a provare.
    Anche quando si sa già camminare di rischia di cadere.
    Stando immobili di sicuro non si rischia di cadere.
    Certamente quando si percepisce che il rischio è troppo alto succede che si rinuncia al meraviglioso gusto della riuscita e dell’apprendimento.
    Se l’errore diventa stimolo per migliorarsi, se l’obiettivo diventa fare meno errori possibili, allora c’è gusto.
    Quando una persona si sente però di rischiare di esser completamente eliminato dopo un grave errore può darsi che non si metta neppure in gioco e nemmeno provi a farcela.

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Un pensiero su “Da una analisi a diverse prospettive

  1. G. dice:

    L’apprendimento avviene per prove ed errori.
    Quando si impara a camminare si cade ed è un rischio cadere perché quando si cade ci si fa male ma poi ci si rialza e si continua a provare.
    Anche quando si sa già camminare di rischia di cadere.
    Stando immobili di sicuro non si rischia di cadere.
    Certamente quando si percepisce che il rischio è troppo alto succede che si rinuncia al meraviglioso gusto della riuscita e dell’apprendimento.
    Se l’errore diventa stimolo per migliorarsi, se l’obiettivo diventa fare meno errori possibili, allora c’è gusto.
    Quando una persona si sente però di rischiare di esser completamente eliminato dopo un grave errore può darsi che non si metta neppure in gioco e nemmeno provi a farcela.

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