Etica e bioetica in sanità
Il rischio e l’errore
Questo contributo fa parte della rubrica Il rischio e l’errore. Il primo articolo è consultabile qui.
31 Agosto 2026 – Etica, Legge, Medical HumanitiesTempo di lettura: 12 minuti
31 Agosto 2026
Etica, Legge, Medical Humanities
Tempo di lettura: 12 minuti
Osservare, pensare, sospendere il giudizio.
Ripensare.
Decidere.
Il sapere e la conoscenza rappresentano le coordinate alle quali riferirsi mentre attraversiamo la vita. Ma si tratta, pur sempre, di un percorso imperfetto.
Sapere e conoscenza possono garantire consistenza e potere ai ragionamenti e alle azioni, ma rappresentano al tempo stesso misura della nostra incertezza, delle distanze che separano, inesorabilmente, ciò che consideriamo bene da ciò che consideriamo male, il giusto dall’ingiusto, ciò che risulta proporzionato da ciò che risulta sproporzionato. Va inoltre considerato che tali distanze non sono peraltro sempre misurabili, poiché correlate a uno specifico tempo, luogo, contesto.
In questo ambito di approfondimento l’etica e la bioetica si pongono come l’attimo di transito tra un minuto secondo e il successivo. All’interno di questo tempo l’analisi etica pone quesiti e interpretazioni destinati a confrontarsi ancora e ancora, seguendo la linea del tempo e fornendo chiavi di lettura di ciò che accade nell’ottica di contenere il rischio di non considerare aspetti non sempre codificati e il conseguente errore di giudizio e di azione. Nel nostro attuale contesto di analisi e di assunzione di decisioni si osserva una certa propensione alla ricerca e all’affidamento a oggetti sicuri, apparentemente esenti da punti di fragilità, che sono scelti poiché ritenuti capaci di perimetrare i problemi emergenti e fornire al tempo stesso strumenti di contenimento e risoluzione degli stessi. Il rischio che accompagna questa tendenza è rappresentato dall’attesa di risposte certe, anche nel caso di domande incerte e sensibili a cambiamenti così repentini da vanificare la stabilità delle risposte stesse e, in ultima analisi, il loro utilizzo e utilità.
Per questo motivo i concetti di rischio e di errore oltre che collegati ad aspetti specificamente tecnico-scientifici, assumono una dimensione centrale anche nell’ambito di valutazioni etiche in ambito sanitario. L’attitudine ad analizzare ciò che è passato assumendo che l’esito di tale analisi costituisca una verità utilizzabile per definire e gestire nuove situazioni (piuttosto che una indicazione da vagliare), può costituire un errore di prospettiva e, al tempo stesso, un rischio nell’adozione di specifiche azioni volte a tutelare i diritti e la dignità della persona. In tali casi rischio ed errore possono quindi coesistere rispetto all’incapacità di analizzare compiutamente il tempo presente, inteso come momento sciogliente, decisionale e non meramente come attimo intangibile e punto di transito tra passato e futuro. Ci si riferisce quindi a un presente continuo, meccanicisticamente collegato a ciò che passa e a ciò che ancora non è, capace di esprimere i propri effetti ora e di proiettare previsioni nel tempo futuro.
In questo oggi, che si presenta sia come soggetto che come oggetto correlato a sempre nuove tecnologie, l’etica e la bioetica devono divenire contesto e strumento dinamico, capace di affiancare e accompagnare le scelte dell’individuo, piuttosto che guidarle. In tal modo è possibile evitare il rischio di intraprendere strade non corrispondenti né al miglior interesse della persona né all’interesse preferito dalla stessa. Un ragionamento etico collegato a forme di analisi strutturate e rigide può garantire stabilità e riproducibilità dialettica e decisionale ma, al contempo, risultare fragile rispetto a contesti suscettibili a cambiamenti non sempre prevedibili.
L’analisi etica fonda la propria primaria funzione sulla pesatura delle cose, degli eventi.
Non si pone come proposizione di un giudizio statico, definito e immutabile, quanto come strumento per misurare la mutabilità dell’oggetto misurato, così da fornire prospettive per indirizzare e sostenere il pensare e l’agire.
Ancora con riferimento a contesti sanitari è possibile osservare un sempre maggiore ruolo, funzione e richiesta di analisi etiche, ad esempio in relazione alla disponibilità di nuove risorse tecnologiche, che pone quesiti e situazioni di incertezza decisionale soprattutto in tema di proporzione/sproporzione dei trattamenti. Il quesito principale è: pur essendo disponibile un determinato trattamento sanitario, questo è anche proporzionato ed eticamente sostenibile rispetto alle condizioni del paziente e alle sue preferenze? In tale specifico contesto il rischio e l’errore divengono elementi di analisi imprescindibili, in un’ottica non solo del fare, ma del fare in modo appropriato.
A partire da tali considerazioni, facendo riferimento al principialismo di Beauchamp e Childress, si possono individuare, in particolare, due princìpi collegati al tema de Il rischio e l’errore:
1) il principio di autonomia della persona, inteso come l’insieme delle garanzie da esercitare, finalizzate a tutelare il diritto dell’individuo ad assumere decisioni rispondenti alla propria volontà;
2) il principio di giustizia, declinato come strumento di garanzia di equità di disponibilità e a accesso alle cure ed equa distribuzione delle risorse.
Entrambi i temi possono correlarsi a difficoltà di analisi rispetto alla identificazione e strutturazione di percorsi di salute, siano essi rispondenti a necessità immediate della persona, così come a necessità future o futuribili. In entrambi i casi tali percorsi costituiscono la rappresentazione e l’attuazione delle scelte e dei comportamenti umani, che dovrebbero assicurare il pieno riconoscimento del concetto di dignità e autodeterminazione della persona. Enunciati i princìpi, rimane comunque aperta la questione di come (e quando) declinarli, quali siano le connesse forme di responsabilità e su chi gravino.
In tema di autonomia, la responsabilità attiene alla persona cui compete la scelta di un determinato trattamento sanitario, così come agli operatori sanitari che lo propongono. Questo momento di condivisione di responsabilità costituisce un atto etico fondamentale di riconoscimento dell’altra persona all’interno di un principio di reciprocità. La sua realizzazione si ha quando tra i soggetti interessati sia assicurata una corretta e completa informazione-comunicazione, che conduca a scelte libere e consapevoli. In altri casi, laddove le condizioni cliniche del paziente non lo consentano, il ricorso a determinati princìpi normativi e non, può fattivamente consentire l’adozione di comportamenti (siano essi collegati al fare, così come al non fare) bilanciati e rispettosi della persona e di ciò che la stessa avrebbe voluto per sé [1].
Per quanto attiene al principio di giustizia, è individuabile una duplice valenza delle garanzie da assicurare, così come delle responsabilità da condividere. Il tutto riposa all’interno di un equilibrio in cui la tutela dell’interesse collettivo, diviene implicitamente riconoscimento dei bisogni del singolo, il quale solo adottando comportamenti rispettosi di ciò che gli è reso disponibile (competenze, medicinali, dispositivi medici…) può contribuire alla loro corretta allocazione e a ridurre lo spreco di risorse.
In entrambi i contesti, rischio ed errore possono concretamente rappresentare reciprocamente l’uno la causa dell’altro all’interno di una linea temporale che interessa i singoli, così come il sistema salute, quindi la collettività. Il rischio di non saper identificare determinati bisogni delle persone può condurre a errori di valutazione e alla adozione di comportamenti non corretti rispetto al singolo caso. D’altra parte, un errore che interessa uno specifico individuo può determinare il rischio che si indebolisca il rapporto tra la comunità e i professionisti sanitari, rendendo il sistema più fragile e soggetto a malfunzionamento.
La sicurezza delle cure [2], prima ancora che un fine, rappresenta un modo di pensare e agire, chiamato a rapportarsi costantemente con rischi ed errori potenziali. La sicurezza delle cure, oltre che intrinsecamente correlata al saper fare, deve considerare attentamente anche il saper essere. Saper essere può significare avere la capacità di analizzare gli eventi naturali e patologici oltre che nella loro dimensione di funzionamento, anche nella loro dimensione etica, ascoltando l’altra persona e utilizzando il suo sistema di valori come parte degli strumenti di cura e assistenza (una Evidence Based Medicine può quindi integrarsi con una Ethics Based Medicine).
Cure sicure, anche se non in grado di sanare, anche se non in grado di trattare l’evolutività della patologia, possono rispondere ad altri e ulteriori bisogni della persona che sono parte integrante e ineludibile non solo della propria storia biologica, ma anche di quella biografica.
A partire da un sincero ascolto e capacità di analisi etica e bioetica è quindi possibile contribuire efficacemente al contenimento dei rischi e degli errori in sanità.
[1] Alcuni riferimenti possono riscontrarsi nella normativa italiana, ad esempio nell’art. 4 della L. 22 dicembre 2017, n. 219, rubricato Disposizioni anticipate di trattamento, così come nell’art. 9 della Convenzione per la protezione dei Diritti dell’Uomo e della dignità dell’essere umano nei confronti dell’applicazioni della biologia e della medicina: Convenzione sui Diritti dell’Uomo e la biomedicina, ove viene indicato che «I desideri precedentemente espressi a proposito di un intervento medico da parte di un paziente che, al momento dell’intervento, non è in grado di esprimere la sua volontà saranno tenuti in considerazione».
[2] Il riferimento è alla normativa italiana, L. 8 marzo 2017, n. 24.
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2 risposte a “Etica e bioetica in sanità”
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Grazie per la condivisione.
Sarebbe di supporto poter organizzare una formazione ed avere uno spazio per approfondire queste tematiche declinandole nelle attività lavorative di tutti i giorni.-
La ringrazio. Concordo con la riflessione e rimango a disposizione per confronto.
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