Freud e Virgilio – Parte 3

Nella “Psicopatologia della vita quotidiana” (1901)

Questo articolo fa parte di una serie. Il contributo precedente è consultabile qui.   

Una terza citazione da Virgilio (Eneide, 4, 625) è contenuta nella Psicopatologia della vita quotidiana del 1901. Si tratta del verso Exoriare aliquis nostris ex ossibus ultor. Sono le parole che Didone pronuncia dopo essere stata sedotta e abbandonata da Enea; Didone si augura che dalla sua discendenza possa nascere un vendicatore. Come sappiamo Didone si ucciderà, non potendo sopportare l’abbandono di Enea e tanto meno l’oltraggio subito nel suo orgoglio di regina innamorata. In effetti, il vendicatore arriverà alcuni secoli dopo nella persona di Annibale, fortissimo generale cartaginese, che giungerà a minacciare la stessa città di Roma, dopo averne battuto l’esercito considerato invincibile. Tuttavia, Annibale non osò attaccare la città, e finì per essere sconfitto.

Annibale era uno dei modelli ideali di Freud per le sue caratteristiche semitiche, oltre che per le sue eccezionali doti di generale.

Il verso di Virgilio, tuttavia, è citato privo di una parola, aliquis; così infatti viene riportato a Freud dal suo occasionale interlocutore durante un viaggio di vacanza. Freud inizia da quel punto una serrata analisi del lapsus di omissione con il suo compagno. Di aliquis appare fondamentale la parte “liqui(do)” che porta il giovane conoscente di Freud a confidargli il suo timore che una signora con cui aveva avuto una relazione potesse essere incinta. Il desiderio della “liquefazione” del sangue della signora, sulla falsariga del miracolo di San Gennaro, risulta essere alla base della dimenticanza; come dire, preferisco dimenticare la vicenda che mi fa soffrire e che potrebbe indurmi a progettare un aborto. Ed il giovane in questione associa il ricordo di una visita a Trento, dove in una chiesa sono conservate le reliquie di San Simonino, un bimbetto trovato morto, e della cui morte era stata accusata la comunità ebraica locale, che alla fine venne espulsa dalla città. 

Come si può vedere il verso virgiliano si carica di alcune importanti valenze:

potrebbe essere una dichiarazione di orgoglio e di riscatto del popolo ebraico perseguitato ingiustamente; ma potrebbe essere espressione del senso di colpa infanticida che si muove tra vicissitudini edipiche e sentimenti inconsci pregenitali di odio nei confronti dei nascituri (Winnicott, 1947); potrebbe essere espressione di desiderio e di paura rispetto all’amore ed ai suoi effetti; potrebbe essere l’espressione della colpa originaria del popolo ebraico di cui Freud parla in Mosè e la Religione monoteistica (1934/1938); e soprattutto è l’espressione della Pulsione di Morte ante litteram, quando Freud non le aveva ancora riconosciuto una piena e autonoma identità. 

Va detto inoltre che il sentimento di vendetta esprime certamente un profondo legame tra offeso e offensore,

come il caso di Didone dimostra con assoluta chiarezza. Freud aveva certamente vissuto sulla sua pelle il disagio di essere di religione ebraica, ed aveva più volte espresso la sua indignazione nei confronti delle manifestazioni antisemite. Di qui la sua identificazione con Annibale, fino al punto di condividere il misterioso rispetto del condottiero per la città di Roma, essendo Freud appassionatissimo di archeologia e di antichità romane in particolare. 

Quanto alle fantasie infanticide connesse con la leggenda di San Simonino, Freud certamente subiva penosamente le malevolenze per quanto infondate sulle pratiche di sacrifici di bambini attribuite agli ebrei. Va ricordato che uno dei miti fondativi della tradizione ebraica è rappresentato dal Sacrificio di Isacco da parte di Abramo, per volere di Dio. Dunque, il figlicidio esprime una tensione emotiva fondamentale nella cultura ebraica (e non solo), e proprio la rinuncia all’infanticidio costituisce l’inizio della Civilizzazione umana, ed uno dei pilastri del patto intergenerazionale di solidarietà affettiva e sociale della Kultur. 

Dunque, nel verso virgiliano e nelle sue connessioni dinamiche evidenziate dall’analisi di Freud sono contenute la vendicatività ed il figlicidio in quanto tentazioni distruttive dell’animo umano. Freud fin da questo momento ne fa oggetto di una personale e scientifica elaborazione, che perviene ora e nel corso degli anni alla comprensione della tragedia della distruttività umana. Freud assumerà questa sua riflessione sempre più al centro del suo interesse personale e professionale, per giungere a porre la repressione dell’aggressività e la solidarietà sociale a fondamento della Civiltà: ama il tuo prossimo come te stesso, e fai del pacifismo il progetto della tua vita individuale e di gruppo, quello che lui chiamerà il pacifismo organico. 

In questa prospettiva il verso di Virgilio assume un più profondo significato, del Virgilio più intimo che ama la pace e rinuncia finalmente ad una vendicatività a cui profondamente non crede, e che vede nel Parve Puer una promessa di una mite età della tenerezza. 

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