Il salto
Quando il tempo è sospeso
15 Giugno 2026 – Narrazioni, Emergenza, Libertà, MorteTempo di lettura: 6 minuti
15 Giugno 2026
Narrazioni, Emergenza, Libertà, Morte
Tempo di lettura: 6 minuti
Non camminano.
Non corrono.
Saltano.
A volte il salto è minuscolo, silenzioso, come un tremito interno, uno spostamento che nessuno vede.
Altre volte è ampio, spettacolare, irreversibile, uno strappo nell’aria.
È una decisione netta, senza avviso: o si resta, o si salta.
Saltano tra una certezza e una possibilità.
Tra ciò che erano e ciò che potrebbero diventare.
Tra una forma stabile e una forma ancora incerta.
Il salto non è follia, anche quando appare impossibile.
È un gesto secco, preciso. Semplice e complesso.
È assorbire o cedere energia, a seconda dello stato d’animo.
È accettare l’instabilità per un attimo, sapendo che niente resta uguale.
È accettare di pagare il prezzo del cambiamento.
È cambiare orbitale.
Cambiare configurazione.
Cambiare relazioni.
Stringere nuovi legami
Anche noi funzioniamo così.
Resistiamo, accumuliamo, poi saltiamo.
Saltiamo in lungo o in alto,
a volte in basso,
con rincorsa o senza, con determinazione o inquietudine.
Stacchiamo per poi atterrare.
Cambiamo lavoro, nome, pelle.
Cambiamo orbita.
Cambiamo dubbi, cambiamo certezze
Ci spostiamo da una versione di noi a un’altra che non è ancora certa, ma è possibile.
Non c’è traiettoria tra prima e dopo, né spiegazione intuitiva.
C’è solo il salto.
Per un attimo siamo sospesi, nel volo.
Non siamo né ciò che eravamo né ciò che saremo.
Ma è lì che succede tutto.
La trasformazione.
La luce.
Ci sarà sempre una risposta o un’opportunità, anche quando la notte è offuscata da nuvole basse.
Osserviamo gli ipocriti che si mescolano per nascondersi, non possono né comprarci né venderci.
Il salto è una trasformazione vera.
Può essere il paradiso o l’inferno.
Poi, anche nel futuro più brillante non dimenticheremo il passato, quando eravamo seduti di fronte al mare, in silenzio, tra salsedine e lacrime.
Il resto è solo camminare in tondo.
Il salto. Ciò che c’è sullo sfondo
Quando ho scritto e riletto questo pezzo ero molto scettico, perché lo trovavo ermetico e difficile. Avevo anche sperimentato uno stile di scrittura per me nuovo e inusuale, che potrei definire “prosa spezzata”, uno stile che trascina con forza il lettore, non lo conduce dolcemente per mano, evoca stati d’animo, produce vibrazioni sottili che per un tempo indefinito sfiorano l’Anima e stimolano il pensiero, senza l’arroganza pesante di dare spiegazioni. Poi ho applicato il metodo scientifico, riferendomi a quanto sostenuto da Claude Bernard, che è stato quello di “sperimentare” quanto scritto.
Ho fatto leggere il testo a qualche paziente e le loro reazioni positive mi hanno fatto decidere ad inviarlo. Essendo un chirurgo senologo le mie pazienti sono donne e le donne hanno una sensibilità particolare, una sensibilità femminile. Francesca, con molta indulgenza e compiacenza, lo ha giudicato poetico e aggiunge: «Per un attimo sospesi nel volo non siamo né ciò che eravamo né ciò che saremo: credo sia questo uno dei passaggi che più mi ha toccata. Sradicati dalle certezze, dalla forma, in volo consegnati al Mistero di noi stessi! Dove il tutto si trasforma, non c’è definizione, è un’assenza naturale di giudizio; il tema del passaggio e della trasformazione è così caro all’anima di chiunque noi».
Premere il tasto invio della mail è stato il “salto” concreto del racconto.
L’idea di partenza è il salto di orbita degli elettroni (ionizzazione), un fenomeno che è collegato alla formazione dei tumori, che sono l’oggetto della mia attività di medico. Poi il racconto si è quasi scritto da solo, è “saltato” ad analizzare i cambiamenti della vita, non solo cambiamenti di affetti, di situazioni, di lavoro (recentemente ho cambiato ospedale, quindi ho intrecciato nuove relazioni e ho sfoltito le vecchie, alcune tossiche), ma anche cambiamenti più profondi come la diagnosi di una malattia grave, e da ultimo la morte.
Ho focalizzato il momento “magico” nel quale uno rimane sospeso tra quello che era prima e quello che sarà dopo come l’elettrone tra le due orbite: un tempo infinitamente piccolo, ma non uguale a zero.
Infine, ho concluso che i salti sono necessari, fanno parte della vita. La morte, il grande salto, aspetta tutti. Il «camminare in tondo» dell’ultima frase è una specie di condanna dantesca (il tondo ricorda proprio i gironi): è riferito a chi non fa salti, a chi vive senza aspirazioni, a chi vive senza vivere. Verso la fine, poi, ci sono un paio di citazioni nascoste. 1) «Osserviamo gli ipocriti che si mescolano per nascondersi, non possono né comprarci né venderci»: ispirato ai versi (che ho reinterpretato) della canzone di Bob Marley, No Woman, No Cry («And I remember when we used to sit / In the government yard in Trenchtown / observing the hypocrites, / Mingle with the good people we meet»); 2) «Può essere il paradiso o l’inferno»: tradotto fedelmente dai versi «This could be heaven or this could be hell» di Hotel California degli Eagles.
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7 risposte a “Il salto”
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Bello e struggente
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Emotivamente forte, vero, reale. Complimenti dottore.
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Vivo “in una notte offuscata da nuvole basse”chi sa se potrò
avere “una risposta o un’ opportunità”!Lo voglia il Cielo ! -
La metafora del salto è veramente intrigante e si presta ad un’ infinità di interpretazioni e di attribuzioni …grande dr. Baratelli: chirurgo-senologo-poeta… è un ruolo che richiede grande sensibilità.
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Dal punto di vista psicoanalitico ,il salto è un momento di trasformazione, a volte lento a volte fulminante.
Il salto è spesso collegato non a un ragionamento binario,ma un momento di poesia.
Ma la poesia è anche collegatoa al sogno,strumento privilegiato nella esperienza terapeutica .
Dal punto di vista etico ,il salto è il passaggio dalla eteronomia alla autonomia -
Egregio Dr. Baratelli, ho apprezzato tantissimo il suo scritto, toccante, immaginifico e poetico eppure così reale nell’esperienza quotidiana. Credo che la dinamica del “salto” sia tuttavia una sfocatura d’immagine, la percezione parziale di un fenomeno che è altrimenti continuo, inesorabile, determinato entropicamente dal profondo di ognuno di noi; voglio dire che penso che i fenomeni si strutturino da una profonda linea di coerenza e che solo ad una visione appunto sfocata (che è poi la nostra umana) appaiono come salti di senso e di vita. Ma è naturalmente soltanto una mia idea.
Grazie di cuore della condivisione. -
Mi piace la sfocatura di immagine che rimanda alla Poesia!
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