Infertilità e non maternità: tra percorso clinico e vissuto femminile nella medicina della riproduzione

I tabù della maternità. Un percorso Medical Humanities

Questo contributo fa parte della serie “I tabù della maternità. Un percorso Medical Humanities”, a cura di Laura Lazzari Vosti: nel contributo precedente l’intervista ad Alessandro Santi.

La non maternità, soprattutto quando legata a condizioni di infertilità, rappresenta oggi una problematica clinica e psicosociale sempre più rilevante nella pratica ginecologica. L’aumento delle coppie che si rivolgono ai centri di medicina della riproduzione riflette cambiamenti epidemiologici, ma anche trasformazioni sociali, culturali ed economiche che influenzano profondamente il percorso verso la genitorialità. In Svizzera, e in modo ancora più marcato in Ticino, il numero di nascite è in costante diminuzione, un dato che rende ancora più attuale la riflessione sull’accesso alle cure e sul sostegno alla genitorialità. 

Dal punto di vista clinico, l’infertilità riconosce cause multiple. Le principali cause femminili includono disturbi ovulatori, endometriosi e fattori legati allo stile di vita, come il fumo. Sul versante maschile sono rilevanti le alterazioni del liquido seminale e l’età paterna avanzata. A queste componenti si aggiungono fattori ambientali emergenti, come l’esposizione a interferenti endocrini (EDCs), tra cui i PFAS, oltre a determinanti sociali ed economici, come la difficoltà di conciliare lavoro e genitorialità e il costo dei trattamenti, spesso solo parzialmente coperti.

Il percorso diagnostico e terapeutico inizia spesso dopo mesi o anni di tentativi falliti, accompagnati da un importante carico emotivo.

Frustrazione, senso di fallimento e isolamento sono vissuti frequenti, talvolta presenti già prima dell’inizio delle cure. Anche la richiesta di un primo consulto può risultare complessa, influenzata da dinamiche di coppia e da aspettative sociali percepite come pressanti. In Svizzera, le principali opzioni terapeutiche comprendono la stimolazione ormonale con o senza inseminazione intrauterina e la fecondazione in vitro (FIVET). L’inseminazione è una procedura relativamente semplice, con fecondazione naturale a livello tubarico e tassi di successo attorno al 12% per ciclo. La FIVET è invece un trattamento più complesso, con fecondazione extracorporea in laboratorio e tassi di successo variabili tra il 5% e il 45%, fortemente influenzati dall’età materna e dalla causa d’infertilità. 

Oltre all’aspetto medico, il percorso di cura ha un impatto psicofisico significativo. Richiede impegno costante, numerosi appuntamenti legati al ciclo e frequenti adattamenti lavorativi e organizzativi. Le terapie ormonali, le procedure invasive e l’alternanza tra speranza e insuccesso comportano un carico emotivo importante, spesso sottovalutato all’inizio del percorso. Stress di coppia, riduzione della spontaneità e vissuti di frustrazione sono frequenti, soprattutto in caso di fallimenti ripetuti o aborti spontanei.

In questo contesto, il ruolo del medico non è solo tecnico ma anche comunicativo ed etico.

È fondamentale utilizzare un linguaggio rispettoso, evitando espressioni inopportune o giudicanti, e garantire un’informazione chiara sulle opzioni terapeutiche, accompagnando anche le coppie che scelgono di non proseguire i trattamenti. Un elemento centrale resta la relazione tra desiderio di maternità ed età femminile, fattore prognostico determinante nei percorsi di medicina della riproduzione. Le sfide future riguardano sia l’accessibilità e l’efficacia delle cure, sia l’evoluzione normativa ed etica, con temi quali l’eventuale introduzione dell’ovodonazione in Svizzera, l’accesso alla procreazione medicalmente assistita per donne single e i limiti della diagnosi genetica preimpianto. 

In conclusione, infertilità e non maternità non possono essere comprese solo come condizioni mediche, ma richiedono un approccio integrato che includa dimensioni biologiche, psicologiche, sociali ed etiche.

Solo una visione globale consente di accompagnare adeguatamente le coppie in un percorso complesso, caratterizzato da vulnerabilità ma anche da reali possibilità terapeutiche.

Come medico, ritengo inoltre auspicabile un sostegno più diretto alle coppie che intraprendono un percorso di fecondazione in vitro, al fine di migliorarne l’accessibilità in Svizzera, in linea con quanto avviene in diversi Paesi europei. Nessuna coppia affronta con facilità una FIVET: un supporto maggiore potrebbe contribuire a ridurre il carico economico ed emotivo e facilitare l’accesso alle cure. 

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