Infertilità e PMA

Maternità negata e ridefinizione della normalità  

La maternità è un aspetto centrale dell’identità femminile: aver vissuto oppure no questa esperienza costituisce una differenza fondamentale fra le donne – paragonabile a quella di classe, genere o di orientamento sessuale – a cui le riflessioni femministe hanno finora prestato poca attenzione (Letherby, 1999; Kimball, 2019). La maggior parte delle società contemporanee è pro-natalità (Letherby, 1999; Monach, 1993) e avere figli è ritenuto un requisito essenziale per entrare nell’età adulta e acquisire piena femminilità (Letherby, 2002; 2008). Coloro che non si conformano a questo modello sono spesso stigmatizzate e giudicate alla stregua di donne incomplete, egoiste o immature. Il progetto e il documentario Lunàdigas di Nicoletta Nesler e Marilisa Piga, oltre a mettere in luce lo stigma e gli stereotipi comunemente associati alle donne senza figli, hanno dato voce alle “lunàdigas” di tutto il mondo, trovando finalmente una parola per definirle e aiutando a normalizzare e legittimare le loro storie. Le registe hanno, in varie occasioni, spiegato le motivazioni all’origine del loro film. Per chi desidera approfondire l’argomento segnaliamo, oltre alla visione del documentario, le seguenti interviste che hanno rilasciato: la prima è apparsa sul supplemento online del volume Trauma and Motherhood in Contemporary Literature and Culture (Lazzari e Ségeral, 2021); la seconda, invece, è avvenuta in occasione di un corso sulla maternità nel cinema contemporaneo italiano presso la George Washington University.  

Mentre le donne che scelgono di non avere figli devono fare i conti con il giudizio negativo della società, l’aspettativa di dover procreare può essere particolarmente dolorosa per chi si ritrova involontariamente senza figli. Il sentimento di anormalità generato da questa condizione è chiaramente espresso dal titolo di alcuni libri che trattano questa tematica – Confessioni di una aspirante madre (Corva, 2005) e Le difettose (Mazzoni, 2012) – i quali rimandano, nel primo caso, al racconto di qualcosa di intimo, un tabù di cui vergognarsi; nel secondo, invece, al senso di inadeguatezza della protagonista che si colloca nella categoria di chi mostra imperfezioni per il fatto di non riuscire a procreare.  

In un’epoca dove quasi tutto appare possibile, avere figli non è sempre normale e naturale come potrebbe sembrare e l’infertilità è molto più diffusa di quanto si pensi. È interessante notare come negli ultimi anni, in campo editoriale e sui social media, questo soggetto sia sempre più discusso. Tuttavia, al di fuori dell’ambito medico si è finora dimostrato poco interesse alle donne che rimangono involontariamente senza figli. Sorprende che tale indifferenza abbia caratterizzato anche il dibattito femminista, dove l’infertilità ha raramente costituito un tema centrale (Letherby, 2002; Kimball, 2019). Le rivendicazioni legate alla libertà di scelta, inoltre, si sono impegnate principalmente a favore della contraccezione e dell’aborto, raramente sul diritto di avere un figlio (Doyal, 1987). Personalmente, abbiamo dato risalto a questo vissuto, approfondendo l’argomento con la scrittrice Eleonora Mazzoni e con il dottor Alessandro Santi, nella serata inaugurale del ciclo dedicato ai tabù della maternità; mentre un’intervista a Mazzoni è riportata nel supplemento citato in precedenza (Lazzari e Ségeral, 2021). In altra sede abbiamo discusso la tematica anche con Cristina Balmelli de @la.cicogna.distratta. 

Nel presente articolo riprendo alcune considerazioni riportate in un saggio apparso sulla rivista intervalla (Lazzari, 2016), nel quale – ispirandomi alle fasi che portano verso l’accettazione di una vita senza figli e ai cinque stadi dell’elaborazione del lutto – evidenzio il percorso segnato dalle protagoniste nei romanzi di Corva e Mazzoni. Il modello proposto da Manning (Monach, 1993) è scandito da: sorpresa, negazione, isolamento, rabbia, invidia, senso di colpa, depressione e, infine, accettazione di una vita senza figli. Appare evidente come le tappe siano simili alle fasi di elaborazione del lutto indicate da Kübler-Ross (1969); tale coincidenza non è casuale se si considera che l’infertilità è spesso vissuta come un «lutto senza perdita» (Vegetti Finzi, 1997). 

Nella nostra società il desiderio di formare una famiglia è spesso ritenuto la norma per ogni coppia adulta, in età fertile e in una relazione eterosessuale stabile (Macintyre, 1976). Le protagoniste dei romanzi presi in esame non fanno eccezione: fin dalle prime pagine definiscono con precisione la situazione, insistendo sulla loro età anagrafica. Entrambe hanno quasi raggiunto la soglia dei quarant’anni e sono consapevoli di non avere molto tempo a disposizione per avere un figlio. Di conseguenza, ridefiniscono le proprie priorità e modificano le loro abitudini per dedicare tutto il tempo e le energie all’«operazione bambino» (Corva, 2005).  

Questa decisione contribuisce ad accentuare il loro isolamento, condizione ricorrente in questo percorso. Esclusione che non è volontariamente inflitta, ma deriva dal tentativo di tenere nascosta agli altri l’esperienza dell’infertilità (Monach, 1993). Per coloro che si sottopongono a cicli di fecondazione in vitro, la presenza stessa di tali trattamenti nelle loro vite rende problematica la possibilità di nascondere la propria condizione agli altri, spingendo le persone a isolarsi.  

Emma, la protagonista de Le Confessioni, spiega così il suo bisogno: «Come se ognuna di noi volesse nascondere agli altri questo marchio infamante: non la A rossa di adultera, ma la A incisa nella pelle, bruciata a vivo sulla carne, di Aspirante Madre. Ben nascosta sotto le magliette attillate» (Corva, 2005). Dal canto suo, Carla, ne Le difettose, si sente a disagio quando incontra un collega di facoltà proprio all’uscita del reparto di Procreazione medicalmente assistita, visto che aveva «cercato di non disperdere questa [] avventura in chiacchiere né di darla in pasto a domande troppo curiose o a giudizi stopposi. Domani tutta la facoltà di Lettere e Filosofia saprà» (Mazzoni, 2012). In un altro momento, piuttosto che raccontare la verità, preferisce giustificare il suo allontanamento inventando che sua madre ha il cancro, mentre la vergogna e il desiderio di proteggere la propria sfera privata sono tali che, per evitare di dover spiegare l’origine dei lividi procurati dalle numerose iniezioni di ormoni decide di interrompere anche le sedute di massaggio.  

Altra reazione comune è la sensazione di invidia nel vedere o frequentare donne incinte o madri di bambini piccoli. Emma ammette candidamente che chi è mamma le fa «invidia» (Corva, 2005) e fra i momenti più difficili da affrontare segnala gli annunci di gravidanze da parte di amiche o le doverose visite alle neomamme. Anche Carla esprime pensieri simili: «mi sfilano davanti due donne con il ventre enorme dirette verso il reparto di Ginecologia e ostetricia. Qui hanno messo i due reparti uno accanto all’altro, con un sadismo da inferno dantesco. A separarli un’immensa foto pubblicitaria che reclamizza una ditta di abiti pré-maman. Ne passano tante. Sembrano regine. Camminano imperiose, avvolte nella sacralità inviolabile che accompagna le donne in attesa. Osservo quelle pance con un misto di invidia e buon auspicio» (Mazzoni, 2012). Inadeguatezza e senso di colpa per la propria condizione sono espressi anche dal timore che la sterilità sia una punizione per aver commesso qualcosa di sbagliato in passato (Throsby, 2004). Nel caso di Carla, la situazione è peggiorata dal fatto di essere ricorsa, da giovane, ad un’interruzione volontaria di gravidanza.  

È solo quando le protagoniste cominciano a considerare positivamente altri aspetti della loro vita che sono pronte a smettere i trattamenti per la fertilità. Tale accettazione è tutt’altro che scontata poiché le donne devono convincersi di aver eseguito tutti i tentativi necessari prima di essere in grado di accettare una vita senza prole. La scelta di fermarsi, inoltre, può essere dettata dal fatto che la legge non permetta successivi interventi o che non si disponga dei mezzi finanziari per continuare le cure, più che dalla consapevolezza di aver tentato tutto il possibile. I romanzi di Corva e Mazzoni terminano con una risoluzione: interrompere i trattamenti. Carla lascia un biglietto per il suo compagno, nel quale condivide la sua decisione, mentre Emma inverte una tendenza comune alle donne che si sottopongono a queste cure: la necessità di nascondere la verità. Dice a tutti che si sta recando all’estero per sottoporsi a un altro ciclo di fecondazione in vitro, ma in realtà intende partire in vacanza con suo marito, in segreto (Corva, 2005). Il suo atteggiamento dimostra un cambio di paradigma nella protagonista, la quale, in precedenza, aveva usato varie scuse per nascondere i trattamenti a cui si sottoponeva.  

Nonostante l’insuccesso, l’esito delle vicende di Emma e Carla è positivo. Le protagoniste ritornano ad apprezzare altri aspetti della loro vita, il vuoto lasciato dall’assenza di un figlio viene colmato, i rapporti sociali, di amicizia e affettivi sono ricostruiti. Al termine delle narrazioni le protagoniste compiono quarant’anni. Simbolicamente, il raggiungimento di questa età segna un giro di boa: la decisione di interrompere i trattamenti e l’accettazione di una vita senza figli. La rinegoziazione della propria identità di donne che non saranno mai madri biologiche inizia qui. Nella finzione letteraria il loro percorso sembra lineare, coerente e destinato al successo. Non è dato sapere se si tratta di una convalescenza con ricadute o se, invece, hanno effettivamente imboccato la lenta via della guarigione.  

Bibliografia

L. Corva, Confessioni di una aspirante madre, Sonzogno, Milano, 2005. 

L. Doyal, «Infertility – a Life Sentence? Women and the National Health Service», in Reproductive Technologies: Gender, Motherhood and Medicine, a cura di M. Stanworth, Polity Press, Cambridge, 1987, pp. 174-99.  

A. Kimball, The Seed. Infertility is a Feminist Issue, Coach House Books, Toronto, 2019. 

E. Kübler-Ross, On Death and Dying, Macmillan, New York, 1969. 

L. Lazzari, «Quando la scienza fallisce: Maternità negata e ridefinizione della ‘normalità’», in intervalla, Spec. Vol. 1, Essere o non essere madre: scelta, rifiuto, avversione e conflitto. Maternità e identità femminile nella letteratura e cultura italiana, a cura di L. Lazzari e J. Charnley, 2016, pp. 61-73.

L. Lazzari e N. Ségeral (a cura di), Trauma and Motherhood in Contemporary Literature and Culture. Creative Part Online Supplement, Palgrave Macmillan, Cham, 2021.

G. Letherby, «Challenging Dominant Discourses: Identity and Change and the Experience of ‘Infertility’ and ‘Involuntary Childlessness’», in Journal of Gender Studies, 11/3, 2002, pp. 277-88. 

G. Letherby, «Mothers and Others: Promoting Healthy Leaving Through Research», in Atlantis, 32/2, 2008, pp. 112-23. 

G. Letherby, «Other than Mother and Mothers as Others: The Experience of Motherhood and Non- Motherhood in Relation to ‘Infertility’ and ‘Involuntary Childlessness», in Women’s Studies International Forum, 22/3, 1999, pp. 359-72. 

S. Macintyre, Sally, «‘Who Wants Babies?’ The Social Construction of ‘Instincts’», in Sexual Divisions and Society: Process and Change, a cura di D. Leonard Barker e Sheila Allen, Tavistock Publications, London, 1976, pp. 150-73. 

E. Mazzoni, Le difettose, Einaudi, Torino, 2012.

J. H. Monach, Childless: No Choice. The Experience of Involuntary Childlessness, Routledge, London – New York, 1993. 

K. Throsby, When IVF Fails. Feminism, Infertility, and the Negotiation of Normality, Palgrave Macmillan, Houndmills – New York, 2004.

S. Vegetti Finzi, Volere un figlio. La nuova maternità fra natura e scienza, Mondadori, Milano, 1997.

 

Sitografia

Lunàdigas, ovvero delle donne senza figli, [29 settembre 2023]. 

Filmati

«Infertilità e PMA», Laura Lazzari Vosti intervista Cristina Balmelli, 20 maggio 2023 [29 settembre 2023]. 

«I tabù della maternità. Dialoghi interdisciplinari tra scrittura, cura e scienza: ‘In becco alla cicogna!’ Fertilità e tecniche di fecondazione assistita», serata organizzata e moderata da Laura Lazzari Vosti, con Eleonora Mazzoni e Alessandro Santi, Fondazione Sasso Corbaro, 9 marzo 2022 [29 settembre 2023]. 

«Meet the Lunàdigas», Laura Lazzari Vosti intervista Nicoletta Nesler e Marilisa Piga, 24 gennaio 2023 [29 settembre 2023].

N. Nesler e M. Piga, Lunàdigas, Pierrot e la rosa. Kinè, Italia, 2016.

 

5 pensieri su “Infertilità e PMA

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