La genesi della spedizione di Pacifique: quando si sogna insieme, nulla è impossibile
Come un veliero, un fumetto e una ricerca scientifica si sono intrecciati per dare vita alla spedizione “Au cœur de nos racines”
Tra il maggio 2025 e il maggio 2026, una serie di incontri ha dato forma alla spedizione “Au cœur de nos racines” della fondazione svizzera Pacifique. Un viaggio di quasi cinque anni lungo la fascia intertropicale (2026-2030) che intreccia ricerca scientifica sulle mangrovie, studio psicologico sulla resilienza giovanile e il simbolo di Corto Maltese come filo narrativo. Perché certe trasformazioni, come insegna il veliero Fleur de Passion, iniziano molto prima di salpare.
Le fotografie presenti nell’articolo sono state scattate dall’autore.
4 Maggio 2026 – Ricerca, Narrazioni, Relazione, TestimonianzeTempo di lettura: 7 minuti
4 Maggio 2026
Ricerca, Narrazioni, Relazione, Testimonianze
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14 Agosto 2025. È una mattina non troppo afosa, luminosa e silenziosa. Dopo un’ora di viaggio Pietro Godenzi, Direttore di Pacifique, fondazione svizzera che realizza progetti sociali, artistici e scientifici a bordo di velieri, ed io, che da qualche mese sono diventato responsabile comunicazione della fondazione, arriviamo presto all’hotel Villars Palace, a Villars-sur-Ollon, nel Canton Vaud. Lì troviamo Marco Steiner (pseudonimo di Gianluigi Gasparini), lo scrittore che fu stretto collaboratore di Hugo Pratt, ad accoglierci all’ingresso. Ci raggiunge anche Patrizia Zanotti, direttrice della CONG, la società che detiene e gestisce i diritti dell’intera opera artistica e letteraria di Hugo Pratt, nonché storica colorista del maestro. Ci rechiamo nella hall e, in un angolo vicino a un mappamondo color nero e grigio, iniziamo a discutere dei progetti futuri e dell’idea di portare Corto Maltese a bordo di Fleur de Passion, l’ammiraglia di Pacifique. Prima che io e Pietro torniamo a Ginevra, Marco mi dice: “Ora, immagina. Immagina in grande”.
Ed è proprio guardando indietro che si capisce quanto questa visione sia stata “grande” fin dal principio.
Tutto ha origine nel 2002, quando nasce Pacifique, creata in concomitanza con l’acquisto del veliero Fleur de Passion. Dopo anni di restauro, la fondazione ha dato il via al proprio programma socio-educativo Jeunes en Mer (Giovani in Mare), rivolto a ragazzi vulnerabili che trascorrono due mesi a bordo. A questo si affiancano programmi scientifici di ricerca ambientale e progetti artistici pensati per fare in modo che tutte queste attività rimangano nella memoria collettiva. Dunque ci sono molte storie di trasformazioni: il veliero stesso, Fleur de Passion, è testimone vivente che il cambiamento è possibile.
Nata nel 1941 come Kriegsfischkutter, un motoveliero militare tedesco, confiscata dalle autorità francesi al termine del conflitto nel 1945 col nome di Trébéron. Nel 1976, la visione di Claude Millot lo trasformò in Fleur de Passion, un ketch per l’educazione e la scienza, prima che Pacifique ne completasse il restauro integrale nel 2009. Oggi non è più solo una barca: è una piattaforma multidisciplinare che unisce memoria storica e sfide future. Dopo aver solcato le acque sulle tracce di Magellano (2015-2019) e nell’Artico (2020-2024), l’organizzazione apre ora un nuovo capitolo con la spedizione “Au cœur de nos racines” (Al cuore delle nostre radici).
Questa nuova avventura sarà un percorso di quasi cinque anni (2026-2030) lungo la fascia intertropicale non solo alla ricerca delle radici dell’ecosistema, ma anche delle radici umane. Da un lato continua lo studio delle mangrovie con l’Università di Ginevra (Dipartimento F.-A. Forel di scienze ambientali e acquatiche), che vedrà una tappa cruciale in Gambia nel giugno 2026; dall’altro, un team di ricercatori sempre dell’Università di Ginevra condurrà uno studio psicologico sui processi di resilienza dei ragazzi a bordo.
Per arrivare a questa solidità scientifica, dobbiamo tornare a giugno 2025, quando avviene l’incontro fondamentale con la Fondazione Sasso Corbaro. Michele Corengia, direttore operativo della fondazione, mi presenta il suo collaboratore Nicolò Saverio Centemero che, intuendo l’unicità del progetto Jeunes en Mer, suggerisce di avviare una ricerca dedicata. È in quel momento che contatto l’Università di Ginevra e ricevo la risposta di Céline Girardet, Collaboratrice Scientifica e Docente presso la Facoltà di Psicologia e Scienze dell’Educazione dell’Università di Ginevra. Céline racconta di avere una fobia incontrollabile per gli squali, una paura reale che inizialmente la frena dall’idea di salpare, ma garantisce il suo pieno entusiasmo nel collaborare alla ricerca scientifica. La ricerca si articola attorno a quattro assi principali: la regolazione degli apprendimenti, le dinamiche emotive e interpersonali, la costruzione di senso e le dinamiche di emancipazione. Nonostante i timori, la partnership si ufficializza e Céline ha già pianificato di salire a bordo nell’ottobre 2026.
Ma se la scienza dà rigore al progetto, l’anima della spedizione è nata da un’ispirazione ancora più immediata.
Dobbiamo tornare al mio primo giorno in Pacifique, il 1° maggio 2025. Mentre studiavo come dare visibilità a questo progetto e alla sua comunità, cercavo un’icona che parlasse di avventura. Pochi giorni dopo, nell’ufficio di Ecoservices, l’azienda di Pietro, mi sono fermato davanti a una sala riunioni chiamata proprio “Corto Maltese”, dove campeggia la figura del mitico marinaio. In quel momento tutto è diventato chiaro: Fleur de Passion sembrava uscita da un fumetto di Hugo Pratt. Chi meglio di Corto poteva raccontare questo viaggio? Da lì è nata la proposta a Pacifique, il contatto con la CONG e i primi incontri con Marco Steiner, tutto questo prima della mia partenza per le Azzorre, la mia prima navigazione su Fleur de Passion.
Tutti questi fili si annodano finalmente il 2 maggio 2026 a Portimão. A circa un anno dall’inizio della mia avventura con Pacifique, siamo tutti sulla banchina. Il team della fondazione, i marinai, Marco Steiner e Patrizia Zanotti: siamo lì per vedere l’immaginazione concretizzarsi nella realtà. Mentre issiamo la bandiera azzurro chiaro con la sagoma di Corto che si trasforma in radici, capisco che il viaggio è davvero iniziato. In quel momento le parole di Pietro mi tornano in mente con chiarezza: la trasformazione non riguarda solo i giovani del programma, ma chiunque salga su quella barca.
Non so se avevo immaginato davvero tutto questo, quel 1° maggio. Probabilmente no. E forse è proprio questo il punto: certe cose si costruiscono solo lasciandole sfuggire al controllo, e questa costruzione avviene solo attraverso l’incontro con gli altri. In quel momento, il pensiero si fa collettivo e tutto, finalmente, diventa possibile.
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