La relazione: tra Carezze e Riconoscimenti
Il valore del riconoscimento emotivo nelle relazioni di Cura
5 Gennaio 2026 – Etica, Comunicazione, Educazione, RelazioneTempo di lettura: 9 minuti
5 Gennaio 2026
Etica, Comunicazione, Educazione, Relazione
Tempo di lettura: 9 minuti
Eric Berne ha sviluppato il concetto di Carezze all’interno dell’Analisi Transazionale (AT) per spiegare il bisogno umano di riconoscimento e conferma sociale.
Le Carezze non sono soltanto gesti fisici, ma anche segni di attenzione, parole di apprezzamento e qualsiasi forma di interazione che contribuisca a soddisfare la fame di riconoscimento.
Questi Riconoscimenti possono essere un sorriso, un’occhiata, come anche un insulto. Berne ne parla nel suo libro A che gioco giochiamo (originariamente pubblicato nel 1964), dove esplora il modo in cui le persone cercano conferme nelle relazioni quotidiane, a volte anche attraverso dinamiche inconsce e schemi ripetitivi.
All’interno delle relazioni di Cura vi è un continuo scambio di Carezze. Ci si saluta, si chiede come sta l’altra persona, si scambiano sguardi. Questi scambi possono essere positivi quando rafforzano l’autostima e favoriscono il benessere emotivo. Oppure negativi, quando creano interazioni dannose o percepite come una forma di disattenzione, provocando effetti indesiderati nella relazione. Ci sono persone che da piccole sono state riconosciute unicamente attraverso occhiatacce ed espressioni verbali molto dure. Per alcuni di questi bambini, ormai diventati adulti, questo è meglio che non essere stati riconosciuti affatto. Nella loro vita adulta è molto probabile che reiterino questo schema: cerco di sollecitarti così ti arrabbi e io so che così sarò visto da te. Nei contesti educativi è qualcosa che accade molto spesso. Per il professionista di Cura essere consapevole di queste dinamiche può rivelarsi molto utile.
Dire semplicemente “come la trovo bene oggi, e che capelli lucenti!” può avere degli effetti diversi in base a chi ci si trova di fronte e in base a come questa persona gestisce le Carezze. Per alcuni, qualsiasi cosa è meglio piuttosto che nessuna certezza. Per altri, ricevere un complimento può provocare imbarazzo e allontanamento.
Vi è infatti chi ha facilità a scambiare (ricevere e dare autenticamente) riconoscimenti positivi. Vi è invece chi sottolinea spesso cose negative verso il prossimo per sentirsi meglio con se stesso. Vi è chi dà volentieri scambi positivi con il prossimo, ma fatica molto a riceverne. Vi sono inoltre pazienti/utenti che non favoriscono alcuno scambio, filtrando senza accettare nulla.
Nella relazione professionale, l’operatore con le proprie specificità si ritrova a danzare con le caratteristiche dell’Altro.
La consapevolezza di questo meccanismo è fondamentale per comprendere le dinamiche relazionali e migliorare la comunicazione interpersonale. Per tutto ciò, si rivela dunque necessario per gli operatori della Cura tenersi aggiornati con corsi di formazione. È importante continuare ad accrescere la propria competenza emotiva (conoscere le emozioni che si provano, riconoscere quelle altrui, sviluppare la capacità di entrare in relazione gestendo la sfera emotiva). Non solo attraverso la formazione, ma pure con la supervisione e la psicoterapia.
Permettersi di osservare e accettare ciò che si è contribuisce a dare senso alla propria esperienza personale e professionale in questa dimensione di mondo. È così che diventa possibile avvertirci liberi nel non-giudizio dei propri punti di riferimento. Abbiamo bisogno di struttura, ma anche di sentirci riconosciuti dagli altri. Comprendere ciò che accade dentro significa dunque essere più autentici nella relazione di Cura. Se il paziente al quale non avrò rivolto uno sguardo entrando nella sua stanza comincerà a insultarmi, potrò riflettere su quali sistemi di motivazione lo hanno portato a questa espressione e, se necessario, la volta successiva potrò offrirgli un saluto che lo riconosca.
Allo stesso tempo, per l’operatore avere buona consapevolezza dei propri schemi di Riconoscimento permetterà un lavoro di coesione d’équipe più solido. In alcuni gruppi di lavoro, quando si raggiungono degli obiettivi positivi non si festeggia e non si creano dei rimandi positivi. Questo perché si risponde a un’economia genitoriale che afferma: “Non complimentarti con te stesso, è brutto fare il vanaglorioso. Non complimentarti neppure con gli altri, penseranno che sei falso o debole”. Avere bene in chiaro questi schemi contribuirà a generare più scambi di Carezze autentiche e positive. Anche i dipendenti ne hanno bisogno!
L’integrazione di un pensiero verso i Riconoscimenti nella pratica professionale promuove un approccio più largo e riflessivo.
Riconoscere l’Altro significa dunque avere in chiaro che cosa può significare per la persona stessa essere Riconosciuta. Ciò valorizza la dimensione emotiva e relazionale rendendola più fluida ed empatica.
Custodi delle storie dei nostri protetti, possiamo contribuire ogni giorno a costruire relazioni di fiducia più solide, creando un ambiente di Cura più etico e compassionevole.
Bibliografia
E. Berne, A che gioco giochiamo. Un classico della psicologia contemporanea, Bompiani, Milano, 1967.
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