Narrazioni di parti traumatici

Integrare resoconti personali e portata scientifica per un cambiamento nel mondo della nascita 

Il trauma da parto è ricorrente nelle società contemporanee e comporta ripercussioni serie sulla vita delle persone coinvolte, aumentando i costi medici e sociali e influenzando negativamente l’esperienza e il ricordo della nascita (Gamble et al., 2005; Soet et al., 2003; Deforges et al., 2020; COST Action 18211). Nel corso degli ultimi anni sono stati pubblicati vari saggi autobiografici con l’intento di comunicare, elaborare, denunciare e superare le esperienze di parti traumatici. Alcuni di questi scritti, benché basati su esperienze personali, non servono solo a raccontare storie intime, ma offrono informazioni sulle ultime evidenze scientifiche, denunciano pratiche irrispettose e mettono in discussione una cultura paternalistica del parto, in cui disinformazione e coercizione sono considerate normali. Questi testi intendono informare chi legge per aiutare a compiere scelte consapevoli, avere un’esperienza di parto più positiva e contribuire a cambiare la narrativa del parto. Nel presente intervento, riassumerò alcuni dei risultati presentati nell’articolo recentemente apparso nel volume Trauma Narratives in Italian and Transnational Women’s Writing (Lazzari, 2022), che può essere integralmente letto in Open Access sul link della Casa Editrice Sapienza.   

Nel saggio ho confrontato tre testi pubblicati tra il 2018 e il 2019 negli Stati Uniti, nel Regno Unito e nel Canton Ticino. Gli scritti presi in esame sono Babies Are Not Pizzas: They’re Born, Not Delivered di Rebecca Dekker, Give Birth Like a Feminist di Milli Hill e il saggio autobiografico di Isabella Pelizzari Villa Volevo andare a partorire in Olanda. Storia di un taglio cesareo annunciato. Nonostante provengano da Paesi e contesti diversi, le narrazioni prese in esame riportano esperienze simili di coercizione e parto traumatico.  

Nel mio articolo mi sono concentrata su tre aspetti principali che riassumerò qui di seguito: ho dapprima analizzato le modalità in cui l’esperienza di parto traumatico viene narrata, evidenziando le analogie con altri tipi di esperienze, quali i racconti di guerra e di violenza sessuale. In secondo luogo, ho messo in evidenza gli scopi della scrittura. Le scrittrici, infatti, non si limitano a rielaborare il proprio vissuto, ma informano chi legge per evitare che il trauma si ripeta in futuro. Infine, ho descritto come il genere ibrido scelto dalle autrici – nella cui scrittura fondono esperienze personali, dati e informazioni basate su evidenze scientifiche  – sia particolarmente efficace per trasmettere il loro messaggio.  

Come sappiamo, la letteratura è un mezzo particolarmente utile per elaborare il trauma (Caruth, 1996; Luckhurst, 2008). L’atto della scrittura per le tre autrici prese in esame nel presente contributo, tuttavia, ha scopi variegati: oltre a rielaborare la loro esperienza, denunciano la violenza ostetrica, creano maggiore consapevolezza nella popolazione e sollevano il velo di omertà che ancora aleggia attorno al vissuto del parto.   

Nella mia ricerca ho confrontato i testi scritti da Dekker, Hill e Pelizzari Villa mettendo in evidenza alcuni elementi comuni delle loro narrazioni. Innanzitutto, i racconti di parti traumatici sono descritti in maniera simile a quelli che narrano stupri o violenze perpetrate in guerra. In queste storie contemporanee si assiste, inoltre, a un fenomeno simile a quello degli anni Settanta del Novecento, quando il movimento di liberazione aveva portato le donne verso una maggiore consapevolezza pubblica nei confronti della violenza di genere e, di conseguenza, le vittime avevano iniziato a raccontare le loro storie (Herman, 1997).   

In maniera simile, negli ultimi anni, sull’onda del fenomeno #meetoo e di altri movimenti sociali volti a denunciare la violenza sessuale e ostetrica, le donne hanno iniziato a raccontare storie di coercizione e abusi subiti durante gravidanza, parto e post-parto. A questo proposito, si possono tracciare alcuni parallelismi tra la violenza sessuale e quella ostetrica. In primo luogo, le statistiche indicano che il genere femminile è più a rischio di subire queste forme di violenza (Miller, 2018). Lo stesso vale per i casi di coercizione durante il parto: considerando che sono le donne a partorire, le madri (e i loro figli) sono maggiormente a rischio di incorrere in forme di maltrattamento. Inoltre, se la violenza sessuale è una delle cause più frequenti di disturbo da stress post-traumatico (Tolin e Foa, 2006), anche i maltrattamenti subiti durante travaglio e parto possono facilmente condurre a PTSD (COST Action 18211). Infine, le vittime di violenza ostetrica e sessuale sono regolarmente messe a tacere, non vengono credute e si vergognano a parlare pubblicamente della propria esperienza e a denunciare gli abusi.  

Come avviene per le storie di guerra, le narrazioni autobiografiche di nascite traumatiche riportano esperienze personali particolarmente provanti (Miller, 2018). Nei racconti le madri appaiono come prigioniere, intrappolate nei propri letti e le “cure” ricevute somigliano alla tortura. Le forme di maltrattamento descritte da Dekker durante il suo travaglio sono analoghe ai racconti dei prigionieri di guerra (Dekker, 2019), mentre la narrazione delle vicende riportate da Pelizzari Villa richiamano esplicitamente le storie di violenza sessuale e stupro (Pelizzari Villa, 2018).  

Prendendo spunto dalle proprie vicende autobiografiche, le autrici allargano il discorso a tutta la società, riportando statistiche e citando ricerche scientifiche nel preciso intento di conferire maggiore autorevolezza e riconoscimento al proprio vissuto personale. Intrecciando il racconto della loro esperienza soggettiva con fatti e dati scientifici, le autrici generalizzano la loro storia dando ai loro racconti un respiro universale così che non possano più essere liquidati perché ritenuti poco rappresentativi.   

Stupro, tortura e guerra sono gli eventi che più facilmente conducono a PTSD (Miller, 2018). Il trauma da parto dovrebbe essere aggiunto alla lista sopraccitata visto che violenza e abuso vengono percepiti in maniera simile e le conseguenze psicologiche sono ugualmente profonde e durature. La sensazione di vulnerabilità e perdita di controllo sono elementi chiave frequentemente riportati nelle esperienze negative di parto e l’atto della scrittura aiuta, fra le altre cose, proprio a riprendere il controllo su un’esperienza subita passivamente (Pelizzari Villa, 2018).  

Banalizzare il trauma, inoltre, può invalidare l’esperienza dolorosa e compromettere il recupero (Nadal e Calvo, 2014). Questo vale in maniera particolare per le esperienze di nascita: in mancanza di un esito tragico, infatti, il parto traumatico non è riconosciuto poiché ciò che conta agli occhi dei curanti e della società è che le madri e i bambini siano vivi e stiano “bene” (Dekker, 2019; Pelizzari Villa, 2018).  

Culler (2011) ritiene che la letteratura fornisca il potenziale per conoscere il terribile stato del mondo e spingere le persone a cambiare le cose (Ruhman et al., 2020). I testi di Dekker, Hill e Pelizzari Villa hanno scopi analoghi: non si limitano a elaborare e superare esperienze traumatiche, ma stimolano a cambiare il modo in cui le cure vengono fornite. Berger ritiene che le storie debbano essere raccontate e ricordate e i maltrattamenti debbano essere denunciati per evitare che si ripetano (Ruhman et al., 2020). In modo simile, le autrici credono che i loro testi abbiano il potenziale per cambiare l’esperienza di gravidanza, parto e post-parto, emancipando le donne nel loro percorso di nascita. Le tre scrittrici si augurano che i loro libri, le loro esperienze e le loro ricerche contribuiscano a migliorare la cultura del parto nella nostra società.  

La medicina narrativa intende promuovere l’empatia e facilitare la comunicazione tra curanti e pazienti per favorire cure più umanistiche (Charon, 2001; 2006). I singoli racconti di maltrattamenti, tuttavia, non vengono considerati con l’attenzione che meritano, ma sono spesso minimizzati dai curanti perché considerati soggettivi e privi di rilevanza universale. Questo atteggiamento rimanda a una risposta ricorrente a cui devono far fronte le vittime di stupro che non vengono credute e devono convincere il loro pubblico che una violenza è stata effettivamente perpetrata.  

La prospettiva offerta dall’analisi di tre libri non può essere considerata rappresentativa e non intende dimostrare che forme di violenza vengono abitualmente vissute da tutte le donne. Tuttavia, la scelta delle autrici di discutere argomenti simili mostra che il parto tende a essere vissuto in maniera negativa e che gli esiti traumatici sono frequenti. Per affrontare in modo convincente i temi della violenza e del trauma ed evitare che le loro denunce vengano liquidate come semplici resoconti personali privi di rilevanza universale, le autrici hanno utilizzato un genere ibrido innovativo. Questa forma narrativa consente loro di integrare armoniosamente resoconti personali, dati, citazioni tratte da articoli scientifici, testimonianze e consigli pratici. Nel suo saggio su Trauma and Sexual Violence, Miller affermava la necessità di inventare una nuova forma narrativa interdisciplinare che permettesse di veicolare il tema della violenza sessuale in maniera efficace (Miller, 2018). Le tre scrittrici analizzate nel presente articolo hanno affrontato con successo questa sfida, trovando una forma ibrida appropriata per trasmettere il loro messaggio e proporre un cambiamento nel mondo della nascita. 

Bibliografia

R. Caruth, Unclaimed Experience, The Johns Hopkins University Press, Baltimore, 1996. 

R. Charon, «Narrative Medicine. A Model for Empathy, Reflection, Profession, and Trust», Journal of the Medical American Association, 286, No 15, 2001, pp. 1897-902.

R. Charon, Narrative Medicine. Honoring the Stories of Illness, University Press, Oxford, 2006.

J. Culler, Literary Theory: A Very Short Introduction, University Press, Oxford, 2011.

C. Deforges et al., «Le trouble de stress post-traumatique lié à l’accouchement/ Childbirth-Related Posttraumatic Stress Disorder», Périnatalité, Vol. 12, No 4, 2020, pp. 192-200.

R. Dekker, Babies are Not Pizzas: They’re Born, Not Delivered, EBB editions, 2019. 

J. Gamble et al., «Effectiveness of a Counseling Intervention After a Traumatic Childbirth: A Randomized Controlled Trial», Birth, Vol. 32, No 1, 2005, pp. 11-9. 

J. Herman, Trauma and Recovery, Basic Books, New York, 1997.

M. Hill, Give Birth Like a Feminist, Harper Collins, London, 2019. 

V. Lambert e C. E. Lambert, «Qualitative Descriptive Research: An Acceptable Design», Pacific Rim International Journal of Nursing Research, October-December 2012, pp. 255-256.

L. Lazzari, «Narrations of Traumatic Childbirth in Contemporary Transnational Women’s Writing», in Tiziana de Rogatis e Katrin Wehling-Giorgi (a cura di), Trauma Narratives in Italian and Transnational Women’s Writing, Sapienza Università Editrice, Roma, 2022. 

R. Luckhurst, The Trauma Question, Routledge, London and New York, 2008.

E. Miller, «Trauma and Sexual Violence», in R. J. Kurtz (a cura di), Trauma and Literature, University Press, Cambridge, 2018, pp. 226-38.

M. Nadal e M. Calvo (a cura di), Trauma in Contemporary Literature, Routledge, New York – Oxford, 2014. 

I. Pelizzari Villa, Volevo andare a partorire in Olanda. Storia di un taglio cesareo annunciato, Tipoprint SA, edizioni Vignalunga, Mendrisio, 2018.

F. Ruhman et al., «Trauma in Natsume Soseki’s Kokoro: A Character Analysis», Passage, Vol. 8, No 2, 2020, pp. 96-110. 

J. E. Soet et al., «Prevalence and Predictors of Women’s Experience of Psychological Trauma During Childbirth», Birth, Vol. 30, No 1, 2003, pp. 36-46. 

D. F. Tolin e E. B. Foa, «Sex Differences in Trauma and Posttraumatic Stress Disorder: A Quantitative Review of 25 Years of Research», Psychological Bulletin, Vol. 132, No 6, 2006, pp. 959–92.

Sitografia

Cost Action 18211 – “Perinatal Mental Health and Birth Related Trauma: Maximising Best Practice and Optimal Outcomes”, European Cooperation in Science and Technology, https://www.ca18211.eu [6 agosto 2023]. 

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