Né armi, né armature
Il viaggio del parente Eroe in intensive care unit
29 Settembre 2025 – Medical Humanities, Relazione, TestimonianzeTempo di lettura: 8 minuti
29 Settembre 2025
Medical Humanities, Relazione, Testimonianze
Tempo di lettura: 8 minuti
Ludovica,
oggi è una giornata oscura.
Ero al lavoro concentrata sulle mie solite scartoffie e improvvisamente il suono del telefono, un prefisso diverso e ho pensato “Sarà qualche offerta telefonica” e sbuffando, come al solito, stavo rifiutando la chiamata.
Chissà per quale motivo ho deciso di rispondere.
Mi è crollato il mondo addosso: paura, ansia, angoscia.
Ho preso la borsa, la giacca e sono corsa verso il parcheggio in lacrime: tu ricoverata in Rianimazione, così improvvisamente senza avvisare.
Ho guidato come se partecipassi al Dakar Rally per quasi 70 km e – fidati – mi pagherai tutte le multe che mi arriveranno e mi regalerai una bussola, perché dal parcheggio dell’ospedale per trovare il reparto in cui sei ricoverata, ci ho messo quasi un’ora.
Ho parlato con medici e infermieri del reparto sulla tua condizione clinica, ho capito poco, volevo solo sapere se fossi viva o morta. Chissà cosa avranno pensato di me, cercavo di tenermi le mani per non farle tremare e sicuramente il mio sguardo appariva vuoto.
Mi hanno proposto di scrivere il Diario di Terapia Intensiva per starti più vicina, ma in questo momento serve più a me che a te. Sono qui seduta di fianco a te, ti tengo la mano e nonostante tu abbia un quantitativo di macchine intorno e tubi addosso sei bella, come sempre.
L’avresti mai detto che io dovessi diventare la tua roccia? Da vent’ anni a questa parte è sempre stato il contrario anche quando mamma e papà mi sgridavano tu arrivavi e tutto si risolveva, ero al sicuro: la mia eroina con il mantello da unicorno.
Come faccio Lu? Cosa dirò ai tuoi figli? Dove hai messo il mantello? Se lo indosso magari anche Filippo e Giada mi vedranno come la zia eroina.
Ti voglio bene
La tua Sister ♥
Madri, padri, fratelli, sorelle, nonni, nipoti, zii, cugini: parenti viandanti che percorrono strade impreviste dettate da un destino intenso che guida il corso degli eventi nell’incertezza della destinazione, superando il confine tra il loro mondo esterno e il mondo interno sanitario di una Intensive Care Unit (ICU).
I loro volti sulla soglia delle porte della terapia intensiva appaiano amichevoli, terrorizzati, allungati, arrabbiati, famosi, buoni, vecchi, corrucciati, feriti, gelidi, smarriti, curati, fieri, tatuati, duri, furbi, imbronciati, giovanili, esili, indifferenti, allegri, insicuri, lacerati, grintosi, malinconici, persi, insicuri, ovali, mascherati, materni, paterni, simpatici, velati, vissuti, umani.
L’interpretazione del volto (dal latino vultus) non identifica tanto i tratti fisiognomici della persona umana (dal latino facies), ma indica l’identità personale, unica e irripetibile di ogni soggetto umano come mediatore tra corpo e anima. Secondo il filosofo lituano Emmanuel Lévinas il volto è una condizione di ogni discorso, e nel dialogo – inteso come un rispondere, ossia un essere responsabili per qualcuno – si dà l’autentica relazione: «Nel semplice incontro di un uomo con l’altro si gioca l’essenziale, l’assoluto: nella manifestazione, nell’epifania del volto dell’altro scopro che il mondo è mio nella misura in cui lo posso condividere con l’altro. E l’assoluto si gioca nella prossimità, alla portata del mio sguardo, alla portata di un gesto di complicità o di un’aggressività, di accoglienza o di un rifiuto».
Il pensiero filosofico di Lèvinas guida una riflessione sul volto dei parenti: persone che passano da una fase della vita ad un’altra assumendosi nuove responsabilità attraverso riti di passaggio che ne segnano il cambiamento. Questa esperienza, come sottolineato da Rebillot, prepara il corpo, il cuore e la mente ad un nuovo livello di esistenza.
Ogni cambiamento ha bisogno dello spostamento da un piano di coscienza a un altro.
È così che i parenti viandanti si trasformano in pellegrini per percorrere il Viaggio dell’Eroe tra incertezze e dubbi, speranze e disincanti, desideri e rassegnazione. Su ogni soglia qualcosa muore e qualcosa di nuovo nasce.
Attraverso le tappe del mito monografico del Viaggio dell’Eroe percorriamo l’archetipo della trasformazione che i parenti, inevitabilmente, si trovano ad affrontare.
I. Il mondo ordinario
La vita scorre ordinaria. Il parente vive immerso nella sua quotidianità caratterizzata da impegni, abitudini, routine giornaliera. Il pensiero, che tutto possa cambiare improvvisamente, è distante.
II. La chiamata all’avventura
Uno squillo del telefono, la chiamata. Una corsa in ospedale. Reparto di Rianimazione. Il tono fermo del medico, parole cariche di significato: “È grave”. L’inizio del viaggio. Un cambiamento profondo, improvviso. La consapevolezza dello squilibrio del proprio equilibrio.
III. Il rifiuto della chiamata
Negazione, disorientamento, impotenza, incredulità: “ Non può essere vero, non sono pront*”. Così il parente è desideroso di fare un viaggio nel tempo, vorrebbe tornare a qualche ora prima dove la vita scorre ordinaria per allontanare la realtà fatta di paura, angoscia, incertezze e gravità della situazione.
IV. L’incontro con il mentore
Guide tra le ombre: infermieri, medici e personale sanitario che con parole ponderate, gesti premurosi, comportamenti affidabili e una presenza costante aiutano il parente a orientarsi in un mondo sconosciuto fatto di apparecchiature e strumenti, suoni e rumori, attese e speranze.
V. La soglia da varcare
Il passo del parente che varca la soglia della rianimazione è simbolico: rappresenta l’ingresso in un mondo estraneo dove le priorità cambiano, il tempo si dilata e tutto ruota intorno a una lotta tra vita e morte. Il parente, ora, è dentro il viaggio.
VI. Prove alleati e nemici
Il parente quotidianamente affronta delle prove: attese infinite in corridoi freddi con sedute scomode, accettazione di peggioramenti clinici seppur con prognosi positive, comprensione di termini tecnici, gestione di speranza e disperazione al fianco del proprio caro. Il parente si adatta, resiste, si consuma. Gli altri familiari, alleati silenziosi: alcuni con sguardi carichi di ansia altri con sguardi forti e resilienti. Il nemico, a volte, è invisibile: dolore, solitudine, stanchezza e vulnerabilità.
VII. L’avvicinamento alla caverna più profonda
Buio. Un peggioramento significativo. Il tempo si ferma. Paura, rabbia, sgomento. Il parente cade nell’abisso: “E se l* perderò per sempre?” Il parente vulnerabile vorrebbe piangere, urlare, scappare, ma resta tra un gioco di ombre e luci emotive appellandosi alle proprie risorse latenti come spiritualità, resilienza o strategie di coping adattivo.
VIII. La prova centrale
Il parente soffre di insonnia, piange silenziosamente e affronta il dolore lottando per mantenere la lucidità e per essere presente sempre perché il suo amore, da solo, non basta. È un dolore che cambia dentro. È una battaglia invisibile, reale, ma non tutti la vedono.
IX. La ricompensa
Quotidianamente si attende, si spera, si prega o semplicemente si osserva. E poi forse qualcosa cambia. Un piccolo segno di miglioramento, un piccolo accenno degli occhi, un gesto incerto, una parola detta dal paziente è un dono. Il parente riscopre la forza della speranza.
X. Strada del ritorno
Quando il paziente non si trova più ricoverato in rianimazione, il parente lascia quel mondo sospeso, ma non è più la stessa persona di quando ha varcato la soglia. È cambiato. Ha sfiorato la fragilità della vita, è stato invaso da emozioni contrastanti e ha scoperto che nel buio, la sua luce, ha continuato ad illuminare la strada.
XI. La resurrezione
È così che nel percorso di resurrezione il parente custodisce la consapevolezza che ogni respiro è un dono, che la fragilità non è debolezza e che esserci e restare accanto, anche in silenzio, è il gesto più eroico.
XII. Il ritorno con l’Elisir
Il parente ora porta con sé l’Elisir, simbolo del proprio viaggio, un’alchimia di coraggio, parole, gesti e consapevolezza da restituire alla collettività che si trova ad affrontare la prima tappa del Viaggio dell’Eroe.
Il parente che accompagna il proprio caro in terapia intensiva compie un vero viaggio dell’Eroe, non possiede né armi né armature. Ha solo il proprio cuore.
Ma è proprio per questo, forse, che il suo viaggio è il più umano di tutti.
Bibliografia
Rebillot, P. (2018). Il viaggio dell’eroe. Mendrisio: Ericlea
Campbell, J. (2008). L’eroe dai mille volti. Milano: Lindau.
Azoulay, E. et al. (2005). Family stress during critical illness.
Lévinas, E. (1985). Etica e infinito. Dialoghi con Philippe Nemo (trad. di R. Dottori). Milano: Feltrinelli.
Lévinas, E. (1971). Totalità e Infinito. Saggio sull’esteriorità (trad. di A. Cortese). Genova: Marietti.
Turner, V. (1969). The Ritual Process: Structure and Anti-Structure. Chicago: Aldine Publishing.
Van Gennep, A. (1909). I riti di passaggio. Torino: Bollati Boringhieri (edizione italiana).
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