Procreazione assistita tra realtà, scienza e fantascienza: il punto di vista del curante
Intervista a cura di Laura Lazzari Vosti
Questo contributo fa parte della serie “I tabù della maternità. Un percorso Medical Humanities”, a cura di Laura Lazzari Vosti: il contributo precedente è consultabile qui.
Intervista ad Alessandro Santi
Questo mese inauguriamo una serie di interventi che ci permetteranno di approfondire il tema dell’infertilità, il mondo della fecondazione assistita e le sfide della non maternità per scelta e/o circostanza. Incontriamo oggi il Dottor Alessandro Santi, il quale dopo aver conseguito gli studi in medicina presso la facoltà di Berna, si è specializzato in ginecologia e ostetricia alla Frauenklinik di Berna e, successivamente, ha approfondito la sua formazione in medicina della riproduzione, conseguendo il titolo FMH nel 2010. Dal 2006 si dedica con passione ad aiutare le coppie che incontrano difficoltà nel concepire in modo naturale. Dal 2016 è diventato primario del Centro Cantonale di Fertilità dell’EOC a Locarno.
Alla fecondazione assistita abbiamo dedicato una serata dei Tabù della maternità, in compagnia di Alessandro Santi e della scrittrice Eleonora Mazzoni. L’incontro può essere rivisto qui.
6 Luglio 2026 – Intervista, Nascita, Relazione, RicercaTempo di lettura: 15 minuti
6 Luglio 2026
Intervista, Nascita, Relazione, Ricerca
Tempo di lettura: 15 minuti
Quali sono le motivazioni che l’hanno portata a specializzarsi in medicina della riproduzione?
Fin dal primo anno di medicina sono rimasto profondamente affascinato dall’idea che da un embrione minuscolo, di appena 0,2 mm e composto da circa 300 cellule, possa svilupparsi un bambino capace di ridere, parlare, emozionarsi e interagire con il mondo. Mi ha sempre stupito anche la straordinaria capacità della natura di generare autentici “miracoli” partendo da una base biologica comune: basta osservare quanto gli embrioni di specie animali diverse siano sorprendentemente simili nei primissimi giorni dopo il concepimento.
Quali sono le sfide attuali legate al mondo della riproduzione e all’accesso a queste tecniche per coloro che non riescono ad avere figli?
Oggi, nel nostro Paese, la sfida principale per molte coppie che affrontano un percorso di fertilità è purtroppo quella economica. È doloroso constatare come numerosi trattamenti (penso in particolare alla fecondazione in vitro) non siano rimborsati dalla cassa malati, a differenza di quanto avviene in gran parte dell’Europa. Nessuna delle coppie che incontro si rivolge con leggerezza a un centro di fertilità: è un percorso profondamente complesso, spesso carico di sofferenza sul piano personale e relazionale, difficile da comprendere fino in fondo senza averlo vissuto direttamente. Oggi molte coppie sono costrette a rinunciare al desiderio di avere un figlio semplicemente perché non possono sostenere i costi delle cure, nonostante in Svizzera (e in particolare in Ticino) il numero delle nascite continui a diminuire anno dopo anno.
Si parla spesso dell’aumento dell’età al momento della ricerca di un figlio come una delle cause principali di infertilità. Quali sono le altre cause principali che influenzano la infertilità nelle coppie?
Oggi sappiamo che, in molti casi, la componente maschile gioca un ruolo sempre più importante ed è frequentemente all’origine dell’infertilità di coppia. In effetti, i parametri dello spermiogramma (in particolare il numero degli spermatozoi e la loro motilità) tendono a diminuire in modo evidente da alcuni decenni. Non conosciamo con certezza le cause di questo fenomeno; è probabile che siano coinvolti diversi fattori, sia ambientali sia nutrizionali.
Alcune ricerche recenti mettono in luce il ruolo delle microplastiche e dei PFAS sulla fertilità (oltre che sull’incidenza di altre malattie). Dal suo punto di vista si fa abbastanza, come società e a livello politico, per la prevenzione della salute riproduttiva?
È un tema sempre più studiato, il cui impatto è stato probabilmente sottostimato in passato, ma che rimane estremamente complesso sia sul piano analitico, per l’identificazione di queste sostanze, sia su quello delle conseguenze pratiche. In altre parole, le sostanze potenzialmente dannose (i cosiddetti interferenti endocrini), come le PFAS e composti analoghi, sono presenti in moltissimi ambienti con cui entriamo facilmente in contatto, spesso senza rendercene conto. Per questo ritengo che, in alcuni ambiti, sia fondamentale intervenire riducendo alla fonte l’ingresso di queste sostanze nel ciclo dell’acqua potabile, affiancando a ciò sistemi di depurazione avanzata e un monitoraggio costante. Si tratta di misure essenziali per ridurne l’esposizione, pur nella consapevolezza della complessità del problema.
Quali passi avanti sono stati fatti nell’ambito della medicina della riproduzione? E quali sono le sfide future più urgenti?
Nella medicina riproduttiva odierna, rispetto a 20 anni fa, sono stati fatti dei progressi enormi per quanto concerne le tecniche di sviluppo e sostegno della crescita degli embrioni in laboratorio. Questo ci permette di avere le probabilità di successo più alte, con un numero minore di trattamenti. Anche i protocolli di stimolazione ormonale sono diventati più personalizzati, permettendo di ridurre notevolmente i rischi di complicazioni severe come l’iperstimolazione ovarica. È inoltre aumentata la consapevolezza del ruolo maschile nell’infertilità e sono disponibili test diagnostici più avanzati. Nonostante i progressi, la riproduzione assistita non può ancora compensare completamente i limiti biologici naturali, per questo la prevenzione insieme ad una corretta e tempestiva informazione rimangono fondamentali.
Qual è la sua opinione in merito alla crioconservazione di ovociti e al dono di ovociti? In Svizzera, la prima pratica è a carico della paziente, mentre la seconda non è ancora autorizzata. Quali sono le sue opinioni in merito?
Oggi il tema della crioconservazione degli ovociti per motivi personali (il cosiddetto “social freezing”) è sempre più discusso. Non disponiamo di dati precisi per la Svizzera, ma dalla nostra esperienza clinica il numero di donne che richiedono informazioni in merito è aumentato in modo significativo. È importante informare adeguatamente le pazienti, idealmente già attorno ai 30 anni, quando la qualità ovocitaria è ancora buona, spiegando sia i potenziali benefici sia i limiti della crioconservazione, senza presentarla come una soluzione semplice o infallibile.
Per quanto riguarda la donazione di ovociti, ovvero il prelievo di ovociti da una donna giovane a favore di pazienti che non possono concepire per una riserva ovarica ridotta o assente (come ad esempio in caso di menopausa precoce), questa procedura non è attualmente consentita in Svizzera, anche se è oggetto di discussione. Ritengo importante affrontare questo tema, considerando che molte coppie si recano all’estero per accedere a queste cure. La possibilità di seguirle in Svizzera permetterebbe di ridurre lo stress legato ai viaggi e alle barriere linguistiche e garantirebbe una valutazione più accurata dei rischi e un percorso di cura più continuativo rispetto a quanto talvolta avviene all’estero.
Alcune ricercatrici hanno messo in evidenza problematiche legate alla salute delle donne che si sono sottoposte a cicli di FIVET e all’aumento di alcune patologie nei bambini nati da fecondazione in vitro. Ci può chiarire la situazione? Quali sono le informazioni che vengono fornite alle coppie in merito a questi aspetti?
Ci sono pochi ambiti a livello medico così controllati come la medicina della riproduzione ed è giusto sia così, dato che le priorità devono sempre essere la salute della mamma e del nascituro. La letteratura scientifica ha evidenziato alcune associazioni tra fecondazione in vitro e possibili rischi per la salute, ma i dati devono essere interpretati con cautela, distinguendo gli effetti del trattamento da quelli legati alla causa dell’infertilità della coppia.
Per le donne, i grandi studi di coorte (fra cui uno molto recente con più di 400.000 pazienti) non mostrano un aumento significativo del rischio globale di tumori, incluso il tumore del seno. Alcune analisi hanno riportato lievi incrementi del rischio di tumori ovarici o uterini, ma l’effetto del trattamento non è sempre distinguibile da quello dell’infertilità sottostante.
Per quanto riguarda i bambini nati da FIVET si osserva un lieve aumento di rischio di parto pretermine, basso peso alla nascita e alcune anomalie congenite rispetto ai concepimenti spontanei. Studi più datati avevano suggerito possibili alterazioni cardiovascolari nell’età pediatrica e adolescenziale, ma queste osservazioni risultano oggi meno consistenti e meno chiaramente documentate negli studi più recenti. Tuttavia, parte delle differenze complessive sembra essere legata alla subfertilità dei genitori più che alla tecnica in sé e i dati sugli effetti a lungo termine restano in gran parte rassicuranti.
A livello fisico e psicologico il percorso di fecondazione assistita e i fallimenti possono essere molto difficili da gestire. Quali tipi di supporto sono forniti alle persone che intraprendono un percorso presso la vostra struttura?
È uno dei temi che considero personalmente più difficili da gestire in assoluto: come affrontare un fallimento o una serie di fallimenti? Quando e come comunicare a una coppia che può essere il momento di interrompere i trattamenti e voltare pagina? Si tratta di domande che la coppia si pone fin dall’inizio del percorso, ma che maturano ed evolvono nel tempo, perché all’inizio è difficile comprendere davvero cosa significhi affrontare lo stress legato ai trattamenti e, soprattutto, agli insuccessi.
Per questo, nel nostro centro riteniamo fondamentale offrire un supporto globale alla coppia, che includa non solo l’aspetto medico, ma anche quello psicologico ed emotivo. In questo contesto, è importante che la coppia sviluppi strumenti di auto-aiuto per la gestione dello stress, come l’attività fisica regolare, tecniche di rilassamento (ad esempio lo yoga), eventuali approcci complementari come l’agopuntura, e soprattutto un sostegno psicologico strutturato, che possa aiutare a trovare strategie di riequilibrio personale nei momenti di maggiore difficoltà.
Cosa ne pensi?
Condividi le tue riflessioni
e partecipa al dialogo
Lascia un commento