Riconoscere la complessità

La dialettica del riconoscimento come modello della decisione etica

Questo contributo fa parte di una serie che si sviluppa nel corso del 2026 ed è il terzo della serie. Il primo articolo è consultabile qui, il secondo qui.

Abbiamo visto nel primo testo che un sistema complesso è un sistema composto da molteplici elementi interdipendenti, il cui comportamento non può essere compreso come semplice somma delle singole parti. In tali sistemi, le relazioni tra gli elementi modificano continuamente il sistema stesso, rendendolo dinamico, adattivo e solo parzialmente prevedibile. Nel secondo testo abbiamo invece esplorato la difficoltà nel far concordare posizioni e definizioni diverse del bene e individuato il ruolo dell’etica medica quale regina delle discipline della cura, in quanto ultima sublimatrice delle diverse posture e definizioni del mondo. Abbiamo inoltre abbozzato il problema: spesso ogni posizione è comprensibile solo all’interno dei propri presupposti clinici, etici, relazionali e culturali. Non solo: un dilemma etico è, a mio parere, non soltanto complicato, ma anche molto spesso complesso.

Ogni punto di vista, ogni argomentazione, ogni modo di esporre opinioni ha il potenziale di influenzare le posizioni degli altri attori coinvolti nella presa di decisione. Questo insieme di posizioni che si co-influenzano costituisce la dinamica del sistema complesso.

Un framework concettuale utile a comprendere tali situazioni è quello della teoria dei giochi. Nella teoria dei giochi, più attori competono (o collaborano) per raggiungere un obiettivo specifico, il più delle volte la massimizzazione del proprio interesse. Ogni azione di un giocatore si basa anche sulle possibili azioni degli altri giocatori coinvolti. I contesti studiati dalla teoria dei giochi possono quindi essere interpretati come sistemi complessi. Il principale difetto della teoria dei giochi è che nasce in ambito economico e che quindi definisce come obiettivo ultimo di ogni giocatore la massimizzazione del proprio interesse, inizialmente inteso come egoistica soddisfazione materiale. Ora, quello che interessa qui è che la massimizzazione dell’interesse è definita dal contesto in cui il gioco viene giocato. Non solo il contesto socio-culturale definisce cosa sia “interesse”, ma anche le regole stesse del gioco: prendere più caramelle possibili o prendere la decisione più giusta.

Per quello che ci concerne, la scelta razionale all’interno di un dilemma etico significa massimizzare l’outcome morale, ovvero prendere la decisione più giusta.

La teoria dei giochi permette dunque di comprendere come le decisioni individuali dipendano reciprocamente le une dalle altre. Tuttavia, essa fatica a spiegare un aspetto fondamentale dei dilemmi etici: il fatto che, nel corso della relazione, non cambiano soltanto le strategie dei soggetti coinvolti, ma anche i loro stessi interessi, valori e modi di comprendere il bene. È proprio qui che il pensiero di Hegel può offrirci uno strumento ulteriore. Hegel sostiene che la verità non è data immediatamente nelle singole posizioni, ma emerge spesso nel rapporto dialettico tra esse. Secondo la dialettica hegeliana, il rapporto tra soggetti è fondamentale per costruire verità e identità. Infatti, una persona realizza di essere umana solo quando si relaziona a un’altra, o meglio, solo attraverso il riconoscimento reciproco. Un uomo che abbia sempre vissuto da solo in una foresta non può avere coscienza di essere uomo, poiché non si è mai trovato davanti un altro con cui confrontarsi, in cui rispecchiarsi, con cui riconoscersi.

Cosa significa questo per il nostro procedere morale? Significa che una presa di decisione etica diventa realmente tale solo quando l’altro smette di essere un ostacolo da superare e diventa invece un portatore di senso. Senza l’altro e le sue opinioni, infatti, non esiste nessun dilemma morale, ma solo decisioni razionali (curo la ferita del mio compagno o lo abbandono VS perdo tempo o continuo a cacciare). Di più, nel momento in cui io riconosco l’altro, modifico la mia postura e comprendo quindi il dilemma sotto un’altra luce. Così facendo, il dilemma stesso evolve: cambiano gli interessi, cambiano gli outcome, cambia il gioco.

Axel Honneth è fra i primi ad aver sviluppato il concetto della dialettica del riconoscimento in un insieme coerente. Le persone, infatti, non vogliono soltanto massimizzare la propria utilità egoistica, ma cercano innanzitutto riconoscimento: dignità, rispetto, ascolto, presa in considerazione del proprio punto di vista. In una parola, riconoscimento. Nei dilemmi etici quindi i soggetti non cercano solo di massimizzare l’utilità, ma anche di vedere riconosciuti i propri valori, la propria sofferenza e la propria interpretazione morale della situazione. I soggetti si confrontano tra di loro e i loro punti di vista si incontrano o si scontrano. Secondo la dialettica hegeliana, questi punti di vista si influenzano a vicenda, andando a costruire un nuovo senso, una nuova definizione del bene, una nuova verità.

Questa cornice ci fornisce un ambito decisionale in continua evoluzione, perché in continua evoluzione sono gli interessi dei giocatori. Secondo questa logica, l’atto stesso di intraprendere un processo decisionale modifica il sistema decisionale stesso. Io ho degli interessi, scopro gli interessi altrui, riconosco l’altrui diritto ad avere interessi diversi, modifico i miei interessi, che ora comprendono anche il rispetto degli interessi altrui: un nuovo sistema etico si costruisce. Portando questo ragionamento al suo estremo potremmo dire che la decisione etica ha la potenzialità di modificare il sistema morale che l’ha prodotta. Una definizione totalmente in linea con i princìpi base della complessità. Possiamo dunque integrare la dimensione relazionale nella presa di decisione.

In un dilemma etico complesso, la buona decisione non è necessariamente quella che è più giusta o buona in assoluto, bensì potrebbe essere quella che riesce a integrare il maggior grado possibile di riconoscimento reciproco.

Infine, la consapevolezza della complessità richiede modelli etici capaci di integrare reciprocità, riconoscimento e trasformazione relazionale, soprattutto perché permane un problema fondamentale: la capacità del soggetto di riconoscere l’altrui diritto. Proveremo a individuare, nell’ultimo testo, quali pratiche o procedure possono incrementare le possibilità dei soggetti coinvolti nella presa di decisione etica di riconoscersi l’un l’altro.

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