Un coro che non tace. Le antologie dei medici umanisti scrittori
Medici d’autore
30 Marzo 2026 – Medical Humanities, Arte, NarrazioniTempo di lettura: 17 minuti
30 Marzo 2026
Medical Humanities, Arte, Narrazioni
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Che cos’è un’antologia? Domanda semplice, risposta difficile. È una raccolta, certo. Un’opera composita. Ma è anche, e forse soprattutto, un atto di selezione, un gesto critico, una dichiarazione d’intenti.
Quando poi a compilarla sono i medici umanisti scrittori, riuniti in un’associazione, il discorso si fa ancora più interessante. Perché in quelle pagine, ordinatamente impilate, si legge qualcosa di più profondo: l’affermazione di una presenza reale, la costruzione di una memoria comune, il tentativo di restituire alla parola letteraria il peso di una professione che troppo spesso si crede esclusivamente tecnica.
Nell’articolo di questo mese ho voluto parlarvi di più testi insieme. No, non sono impazzito. Posso giusto dirvi che vi sarà più chiaro alla fine, il perché.
Le antologie redatte da medici, “brano a brano” (per citare il titolo di una antologia di Carlo Ossola per la scuola media), mi hanno sorpreso e talvolta commosso a tal punto che ho iniziato ad appassionarmi davvero alla loro letteratura. Eh, sì. Queste raccolte esistono e fanno “rumore” ben al di sopra di quanto pensassi. I medici tornano a fare da coro di voci professionali e umane, coro che ha lavorato instancabilmente a un patrimonio che dimostra come la Letteratura sia per loro non un passatempo, ma uno strumento essenziale di riflessione sulla condizione umana. Ah, quante volte ne abbiamo già parlato nei precedenti articoli. Intendiamoci bene: queste antologie vanno considerate vere e proprie testimonianze di una comunità che scrive per curare, e per esser curata.
L’Associazione Medici Scrittori Italiani (AMSI), nata a Torino nel 1951, ha nel tempo allestito ben sette antologie letterarie. Sette tappe di un percorso che non è solo editoriale, ma culturale e identitario. La prima in ordine di tempo è Scrittori Medici del Novecento (Piovan, 1988), curata da Nora Rosanigo, allora presidente dell’AMSI. Seguono Con i nostri occhi (Sovera, 2002), Antologia di racconti brevi (Lamusa, 2016), Il senso della vita (Dell’Ariete, 2017), Venti di guerra, profumi di pace (Dell’Ariete, 2019), Radici per volare (Dell’Ariete, 2020) e Aquiloni e stelle (Dell’Ariete 2023). Sette titoli che non si limitano a raccogliere testi, ma testimoniano, ciascuno a suo modo, l’evoluzione di una comunità di autori che hanno scelto di condividere non solo la professione, ma anche il bisogno di raccontare.
La prima antologia, quella del 1988, possiede già i tratti di una silloge che possiamo definire “canonica”, seguendo la definizione che lo studioso di letteratura Nicolò Scaffai riserva alle raccolte poetiche ma che qui calza a pennello. Si tratta di un’opera che tende a proporre o confermare un canone di autori selezionati in base a criteri molteplici: la consistenza formale, la prossimità a una linea dominante, la visibilità nell’editoria maggiore. E infatti il titolo, Scrittori Medici del Novecento, non lascia dubbi: l’epoca e la categoria sono messe in chiaro fin dalla copertina.
Nell’introduzione di Scrittori medici del Novecento (1988), Nora Rosanigo spiega che l’editore Piovan le aveva chiesto di preparare un’antologia di medici narratori, scegliendo tra i racconti pubblicati su La serpe, la rivista letteraria dell’AMSI. «I racconti che compaiono in questa raccolta, sono tutti di medici, che fanno, o hanno fatto parte, di questa Associazione che è nata a Torino nel 1951», scrive. E aggiunge: «Sono presenze reali, i medici scrittori, nelle librerie, nelle biblioteche, nelle collezioni private, nei mezzi di comunicazione, come la TV e le trasmittenti radio nazionali e di realizzazioni culturali».
Insomma, non si tratta di dilettanti, ma di autori già riconosciuti, ai quali la curatrice sente il dovere di dare voce. Tra i nomi antologizzati compaiono Corrado Tumiati, Carlo Levi, Mario Tobino, Aldo Spallicci (primo presidente AMSI), oltre alla stessa Rosanigo, che si auto-antologizza, evidentemente in fedeltà ai princìpi di compilazione enunciati.
La prefazione, affidata al giornalista, poeta e scrittore Franco Piccinelli, contiene una riflessione preziosa sul ruolo dei medici umanisti. Scrive Piccinelli: «[I medici umanisti] tutta gente che con umiltà si riteneva al servizio del prossimo, del buon vivere, e che con intima convinzione andava alla ricerca delle risposte ai tanti interrogativi che la scienza sempre si è posta e sempre si porrà».
Per Piccinelli, la letteratura prodotta dai medici non è un semplice esercizio creativo, ma un tentativo di oltrepassare la rigidità dell’approccio scientifico, uno strumento per avvicinarsi a una rinnovata strategia di anamnesi che tenga in considerazione ciò che vi è “oltre” alla registrazione dei dati: «Gli autori che compaiono nelle pagine di questa antologia sono tutti medici, di varia età ed esperienza, alcuni più noti come scrittori che per la professione originaria, altri spinti dalla grande e legittima ambizione di dimostrare la stretta alleanza fra il rigore scientifico e il bisogno individuale e collettivo di non procedere solo per categorie o solo per specializzazioni, ma dentro l’alveo del comune sapere».
Specifica Rosanigo (curatrice dell’antologia): «ho cercato di valutare, in qualcuno, il messaggio spirituale, in altri, l’originalità del tema, in altri ancora, la forza dei simboli, o la magia dell’invenzione, o i rapporti tra realtà e insufficienza umana, tenendo conto anche dei vari modi di scrivere secondo le epoche, fino alla nostra contemporanea». Il fine ultimo dell’antologia, nella disposizione fornita dalla curatrice, è quello di testimoniare «le segrete strade della psiche, i travagli dello Spirito, l’estro dell’invenzione, lo sfavillio della fantasia, l’arte della creazione, il peso della cultura».
La seconda antologia, Con i nostri occhi (Sovera, 2002), cambia registro. Il titolo, come spiega Luigi Devoti (allora presidente AMSI) nella prefazione, «quasi a significare che i lavori che lo compongono sono una testimonianza diretta degli autori». Il filo conduttore che lega i sette autori antologizzati (Pier Luigi Cavalli, Cristina Negri, Giovanna Rivalta, Gino Angelo Torchio, Pietro Trapani e Patrizia Valpiani) è duplice: sono tutti medici già presenti nell’ambito letterario con numerose pubblicazioni, e tutti hanno avuto un rapporto privilegiato con il Piemonte.
Devoti aggiunge: «tutti, tuttavia, hanno assimilato i costumi, i modi di vivere e la cultura del Piemonte e tutti hanno verso questa regione un sentimento di ammirazione, di stima e di amore». Sembrerebbe delinearsi stavolta un’antologia “programmatica” o “militante”, allestita per l’espressione delle istanze di un gruppo che ha maturato una coscienza condivisa.
Le quattro antologie pubblicate tra il 2016 e il 2020 costituiscono un nucleo a sé stante. Cambia la casa editrice (Lamusa, poi Dell’Ariete) e fanno la loro comparsa le illustrazioni grafiche di Marco Giordano, rinomato artista figurativo del capoluogo torinese e socio tra gli “amici dell’AMSI”. Antologia di racconti brevi (Lamusa, 2016), curata da Gianfranco Brini, nasce dall’idea di cimentarsi con le short stories, un genere venuto in auge in Europa. Nella presentazione si legge: «All’interno dell’Associazione, un ristretto gruppo di soci […] ha avuto l’idea di proporre ai soci A.M.S.I. di cimentarsi in una tipologia di racconto venuto in auge negli ultimi tempi in Europa, le short stories».
Questi brevi racconti sono stati oggetto di una rassegna organizzata in occasione del convegno dei soci AMSI presso Genova nel 2016. Aggiunge Brini che «all’epoca era stato dato come tema ‘una giornata di felicità’: qualcuno si è attenuto alla lettera, qualcuno si è avvicinato, qualcun altro ha pensato che il giorno, in cui ha scritto ‘il suo pezzo’, fosse già di per sé felice». Per la prima volta, accanto ai medici scrittori, compaiono i cosiddetti “Amici dell’AMSI”, non professionisti della cura ma legati all’associazione da un rapporto di affinità culturale.
Vorrei prendermi un momento per parlare più nello specifico di Venti di guerra, profumi di pace (Dell’Ariete, 2019). Opera curata dai medici umanisti Gianfranco Brini e Patrizia Valpiani, è un’antologia “tematica” organizzata intorno al tema della guerra, oggi più che mai da discutere. La silloge comprende varie tipologie narrative: racconti, poesie, saggi e memorie. Vi lascio giusto un brandello di prefazione, dove i curatori scrivono: «Noi, medici scrittori proponiamo la nostra antologia ‘Venti di guerra, profumi di pace’ allo scopo di sollecitare ed alimentare l’istinto di sopravvivenza e il rispetto verso i propri simili. Questo lavoro collettivo prende il via da uno dei nostri più grandi medici scrittori, Carlo Levi, ci ha lasciato una frase su cui riflettere: il futuro ha un cuore antico […] I racconti, le poesie, i saggi degli autori qui raccolti hanno radici profonde nella terra e vogliono elevarsi fino al cuore di chi legge. Ricordi spesso dolorosi, sapori e odori sani e malati gusti forti, gusti disperati. E, sopra tutto, la speranza. Ne discende un monito, un pensiero semplice che vogliamo condividere: amare molto, odiare mai».
La penultima antologia pubblicata, Radici per volare (Dell’Ariete, 2020), esce in memoria di Gianfranco Brini, curatore scomparso in corso d’opera. Trenta autori per trenta testi, tra prosa e poesia. Nella prefazione, Valpiani scrive: «Noi medici scrittori ci incamminiamo verso una direzione ben precisa, la condizione umana è la nostra guida. Il significato delle raccolte antologiche trova terreno fertile nell’impegno dei partecipanti a dire qualcosa a tutti e per tutti, superando quindi la posizione cristallizzata di finalizzare la propria produzione letteraria alla ricerca di un riconoscimento personale. Antologia come mezzo elettivo e non selettivo di cultura».
Dalla lettera aperta di Gino Angelo Torchio in prefazione, si apprende della nascita del Premio di Poesia Nora Rosanigo (prima edizione 2018), volendo in questo modo onorare la memoria dei due soci che hanno contribuito in maniera decisiva al valore dell’Associazione. Si tratta di un’antologia pienamente “programmatica” per cui la coscienza di un gruppo (dei medici scrittori) si porrebbe in relazione con una impostazione “militante” per cui la forma antologia si estende qui, per i medici scrittori, a mezzo di espressione di una comunità che riflette sull’essenza stessa della cultura.
Infine, una splendida antologia sulla letteratura per e dell’infanzia, Aquiloni e stelle, che nel 2023 viene pubblicata dall’AMSI con l’intento di offrire una raccolta di fiabe e favole, filastrocche, racconti e poesie sul tema dell’infanzia. Pensata per chi la sta vivendo, ma anche per chi l’ha già vissuta. Scrive Patrizia Valpiani in prefazione: «Certamente il mondo tecnologico fornisce nuove chances di crescita e di conoscenza. Ma ricordiamo che nell’era digitale c’è bisogno più che mai di un fil rouge tra passato e realtà contingente. Per questo motivo, noi medici scrittori crediamo che il piacere della tenerezza attraverso la riappropriazione delle emozioni infantili, la narrazione dei misteri della vita, i voli di fantasia, camminare insieme ai nostri figli e nipoti verso il futuro e aprire le pagine dei sogni, siano un collante intergenerazionale importantissimo. Da questi presupposti è nata l’idea di questa nuova antologia dei Medici Scrittori Italiani».
Cosa ci insegnano queste antologie? Che la Letteratura ancora una volta non è un’appendice ornamentale alla pratica clinica, ma uno spazio di conoscenza che allena all’ascolto, affina l’attenzione, dà forma all’indicibile.
Le antologie dell’AMSI sono espressioni di una entità (medica) collettiva. E invitano il lettore – medico o non medico – a un esercizio di prossimità: avvicinarsi all’altro senza possederlo, nominare senza consumare. Le antologie dell’AMSI testimoniano che la scrittura dei medici, come ci aveva raccontato Simone Bandirali, «è ciò che si crede… È rumore. È silenzio. È gioia ed agonia… È il fulmine che mi percorre la mente in forma di parola».
La rubrica Medici d’autore è nata per offrire “pillole di lettura” da viaggio sui medici umanisti scrittori. E proprio per continuare questo viaggio collettivo, a maggio vi invito tutti e tutte, lettori e lettrici della rubrica, a recarvi al Salone del Libro a Torino, dove verrà presentata l’ultimissima antologia dei medici scrittori contemporanei che uscirà per l’appunto nell’edizione di quest’anno 2026. Non sarà solo una presentazione di un libro: sarà l’occasione per incontrare dal vivo molti degli autori che hanno dato voce ad alcune delle precedenti puntate di Medici d’autore. Potrete ascoltare le loro storie, stringere la mano a chi la cura la esercita anche con la parola.
Un appuntamento imperdibile per chi crede che la cura passi anche attraverso le parole condivise e che, a volte, per comprenderle fino in fondo, basti incrociare lo sguardo di chi le ha scritte.
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